ospedale Civico di PA

Covid in Sicilia, la situazione è peggiorata: l’assessore Razza lancia un nuovo piano.

L’impennata di contagi in Sicilia, soprattutto tra Palermo e Trapani, ha imposto all’assessorato alla Salute un’accelerazione sul piano d’emergenza per la seconda ondata del coronavirus. I posti di Malattie infettive e Terapia intensiva, negli ospedali che negli ultimi mesi hanno ospitato pazienti Covid, rischiano di esaurirsi presto, come già successo al Cervello di Palermo dove sono già occupati tutti gli otto letti di Rianimazione e i venti di degenza. Un campanello d’allarme che ha spinto l’assessore Ruggero Razza a procedere sulla via della prudenza, allargando la rete delle strutture Covid, in un giorno in cui la Sicilia ha registrato 99 positivi, senza contare 11 migranti, con picchi a Palermo (36) e nel Trapanese (31).
L’emergenza si è spostata nella Sicilia occidentale. Ed è qui che il nuovo piano dell’assessorato cerca di dare alternative al Cervello, sempre più sotto pressione. Non può reggere da solo, con il crescere dei pazienti del Palermitano e del Trapanese. Negli ultimi giorni, dicono i medici, la situazione è peggiorata.
Ci sono tra i ricoverati un settantenne, un ultraottantenne, ma anche due pazienti più giovani. “Durante la prima fase della pandemia — racconta Baldo Renda, direttore di Anestesia e Rianimazione del Cervello — avevamo avuto al massimo sette ricoverati perché c’erano più ospedali impegnati sul Covid”.
Per questo alla Regione hanno deciso di adottare una strategia “sequenziale”. Riempito il Cervello e il Civico, l’Ismett dovrebbe trasformare un reparto offrendo una quarantina di posti, poi saranno coinvolti quelli di Partinico, che ha sei posti in terapia intensiva, e Mazara del Vallo, per far fronte soprattutto al cluster di Salemi. Se fosse necessario, come ultima ipotesi, c’è l’ex Istituto materno infantile di via Rampolla, a Palermo. La struttura, allestita durante l’emergenza e mai utilizzata, potrebbe ospitare fino a sessanta pazienti. “A giugno è stato speso oltre un milione e mezzo per attrezzare la terapia intensiva e quella sub-intensiva. Per chi e per cosa sono serviti?”, chiede Angelo Collodoro, del sindacato dei medici Cimo.
La situazione è fluida e bisogna essere pronti in ogni angolo della Sicilia. Soprattutto nelle prossime settimane, quando l’apertura delle scuole potrebbe aprire scenari nuovi e più complessi. Perciò il piano Razza ha fissato alcune “sequenze di intervento” anche nel resto dell’Isola, dove al momento si registra meno pressione sulle terapie intensive. Agli ospedali Umberto I di Siracusa e Paternò Arezzo di Ragusa, se ce ne sarà bisogno, darà manforte quello di Noto. Mentre per la Sicilia centrale, in prima battuta, sarà il Sant’Elia di Caltanissetta a ospitare i pazienti e soltanto dopo l’ospedale di Ribera.