Francesco Lo Sardo

L’On. Francesco Lo Sardo direttore de “Il Riscatto” Rubrica a cura di F. Sinagra BRISCA

Dai suoi studi per la tesi di laurea sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo (1871-1931), la dr.ssa CINZIA CALANNA propone in sintesi alcuni temi fondanti di quegli scritti.
Sindacalismo e lotte a Messina nel primo dopoguerra
Nel marzo 1920 la Camera del Lavoro organizzò un pubblico comizio contro il rincaro del pane e <<contro l’ingordigia di speculatori che hanno impedito la rinascita della sventurata città >>. La manifestazione riuscì pienamente, tanto che “Il Riscatto”, nel darne notizia, scrisse che l’ampio cortile della Casa del Popolo rigurgitava di una calca di popolo, quale mai si era visto dal 1914, anno in cui la sua attività era stata sospesa. Intervenne Lo Sardo che pronunziò un discorso dal tono sarcastico, enumerando tutte le “benemerenze” dei vari uomini del Governo che avevano fatto comodamente i loro interessi.

Esemplare fu la lotta dei metallurgici perché riuscì a coinvolgere l’intera città con uno sciopero generale, il 14 maggio 1914, a cui aderirono tutte le categorie importanti. Gli operai rappresentati dalla C.C.d.L. erano in agitazione da mesi e chiedevano, tra l’altro, aumenti salariali, il riconoscimento della commissione interna e il ritiro dei licenziamenti dei leaders sindacali più attivi. Dopo un braccio di ferro tra Prefettura, industriali da un lato e camera del Lavoro dall’altro, vista l’unanime adesione cittadina allo sciopero e la minaccia di continuare nei giorni successivi, si arrivò a un accordo che accoglieva in pieno le richieste sindacali, compreso il pagamento delle giornate di sciopero.
Un’altra agitazione, conclusasi con una vittoria, fu quella dei tramvieri che reclamavano, a livello nazionale, miglioramenti normativi e salariali; “Il Riscatto” scrisse che i tramvieri messinesi furono i soli che in Sicilia avevano risposto “presente” all’appello del sindacato nazionale, con costanza e con fermezza. I tramvieri ottennero sensibili aumenti salariali, il diritto di pensione con relativo regolamento e finanziamento, equiparazione ai ferrovieri di Stato, pagamento ragionevole delle giornate di sciopero.
A Messina si diede vita con efficacia ad una agitazione singolare, “lo sciopero degli acquisti”, che il giornale pubblicizzò con un articolo intitolato “NON COMPRATE” dove scrisse: << Lo sciopero dei consumatori sta facendo il miracolo del ribasso dei prezzi: ribassano le stoffe, i cappelli, le paglie, le scarpe, tutto tende al ribasso. Come si sta verificando il miracolo? Con lo sciopero dei compratori. […] contro la lega degli scortichini si organizzi la resistenza passiva dei consumatori! >>.
Per la prima volta il termine “fascista” venne usato sul giornale il 2 ottobre 1920, in un articolo firmato da un ferroviere che si lamentava perché il governo non concedeva dignitosi aumenti salariali ai ferrovieri mentre << trova migliaia di milioni per le avventure dell’arditismo di D’Annunzio, per i fascisti distruttori dei nostri giornali, per le terre liberate, per i suoi dominatori, per le guardie regie etc. >>.
Arrivarono in Sicilia gli anni dell’avvento del fascismo, mentre a Roma vennero distrutte la sede e la tipografia de “l’Avanti!”. Un episodio indicativo del clima fu riportato da un editoriale scritto da Lo Sardo con lo pseudonimo “Ivan il terribile”: mentre un deputato socialista e Lo Sardo volevano visitare i locali distrutti de “l’Avanti!”, le forze dell’ordine tentarono di impedire l’ispezione. Quando il deputato si qualificò dicendo di essere un rappresentante del Parlamento e di essere andato per fare un’inchiesta sui fatti, le guardie regie risposero che il Parlamento era sulla bocca dei loro moschetti. Lo Sardo commentò dicendo: <<Saremmo dei semplicisti e dei superficiali se della gravissima affermazione […] dessimo la responsabilità ai disgraziati che hanno pronunziato la frase rivelatrice. Non facciamo come il cane che addenta la pietra che lo colpisce. Miriamo al braccio che la pietra ha lanciato! […] Formuliamo l’atto di accusa contro i mandanti senza discolpare i mandatari>>. Intanto le guardie regie sparavano raffiche di mitraglia contro la folla a Catania e a Randazzo, sui lavoratori che protestavano.