“Non mi ricandido e lascio il M5S”, intervistato da Libero, Sileri si racconta.

Interessante intervista del quotidiano Libero al viceministro alla Sanità Pierpaolo Sileri. Alla domanda se “siamo alla vigilia di una crisi come quella del marzo scorso”, ha risposto: “Faccio fatica ad immaginarmi uno scenario simile a quello di marzo. Prevedo un’ulteriore salita dei contagi, ma graduale per quanto riguarda i posti in terapia intensiva e spero che quando si vedranno i primi effetti del decreto della Presidenza del Consiglio la curva si addolcirà. Serviva, e serve, un uso spregiudicato della diagnostica. Questo è stato il grande errore”. E continua – “Non ho mai militato nel M5S e di non mi sono mai iscritto alla piattaforma Rousseau”. Alla domanda con chi abbia idea di ricandidarsi in futuro, non ha dubbi: “Non mi ricandido. Sono un chirurgo, non butto via 25 anni di sacrifici e professione. Quando mi informarono della nomina a viceministro ero in sala operatoria. Fu l’ultimo intervento, perché la legge ora mi vieta di usare il bisturi, ma io voglio tornare in ospedale. Si figuri che avevo chiesto di poterci andare da volontario il sabato mattina, quando sono libero, ma in quanto sono al governo mi è stato impedito. Il 25 marzo 2023, quando sarà finito tutto questo, mi troverete al San Raffaele di Milano, dove ho vinto un concorso del 2016”. Il viceministro vorrebbe più trasparenza e anche allargare il tavolo del Cts. E poi sulle chiusure varate dall’ultimo Dpcm, non è del tutto concorde, anche perché “in terapia intensiva ci sono ancora molti posti e la crescita dei ricoverati non è esponenziale. Il numero dei positivi è altissimo ma la maggior parte di loro non è malata: bisogna distinguere e non creare inutile terrorismo. Stiamo paralizzando un Paese in attesa di omologare i test salivari. Inconcepibile. “Io sono per allargare il tavolo del Comitato Tecnico Scientifico e renderne più trasparenti le logiche e le modalità operative. Mi pare doverosa la trasparenza di questi tempi: non si possono affidare a consulenti di nomina governativa decisioni fondamentali per tutto il Paese. La prima cosa da fare è aumentare la capacità diagnostica. Dividiamo la popolazione in tre fasce: basso, medio e alto rischio. Usiamo il test rapido antigenico per coloro che sono a basso e medio rischio e sottoponiamo solo la terza fascia al tampone; così si riescono a mappare 400mila persone al giorno e non sprechiamo tamponi per soggetti che non essendo contatti stretti non sono a rischio elevato”.