TERREMOTI: “Tanti comuni non hanno un piano anti – sismico”

TERREMOTI: “Tanti comuni non hanno un piano anti – sismico”

terremoto localita AmatriceAnni fa, in concomitanza con il terremoto del 1978 in Sicilia, fu l’esperto Boschi a lanciare l’allarme e spiegare minuziosamente quali fossero le zone ad alto rischio sismico nella provincia di Messina. Venne fuori ad esempio che la zona del tirrenica tra Capo d’Orlando e Patti, risultava ad alta densità sismica. Ci fu, allora, per la notizia che per la verità colse un po’ tutti di sorpresa, qualche giorno di polemica, tentativi da parte delle amministrazioni locali di creare gruppi e gruppetti per eventuali emergenze qualche comune più serio pensò a creare la Protezione civile, ma passata la burrasca tutto rientrò nella più assoluta normalità.
Oggi a distanza di quasi 40 anni, sell’onda emotiva della tragedia che stanno vivendo il Lazio, le Marche e l’Umbria con una catena di morti, si stima in 250, è Giuseppe Giunta, ordinario di geologia strutturale e già docente all’università di Palermo, a tracciare un quadro dei rischi e di come prevenire i danni provocati da eventuali terremoti.
“Sulla base dell’amplificazione del rischio sismico, fa notare Giunta, possiamo dire che fra il 70 e l’80% del territorio siciliano è a rischio”. Per quanto riguarda le zone più a rischio, Giunta parla di “Val di Noto, Belice, il basso Tirreno, l’Etna, la Scarpata di Malta: sono tutte zone definite sismogeniche perché sono zone della crosta terrestre interessate da fratture attive che possono generare terremoti, e quindi più a rischio. Non significa però che in alte zone non si verificheranno eventi sismici, ma in genere ciò avviene solo con una percentuale piuttosto bassa dei casi”