Chi era Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo

È stato rapito nell’imboscata di un gruppo armato, mentre viaggiava con il suo convoglio presso la cittadina di Kanyamahoro, nel Congo orientale. Quando i rangers locali hanno avviato un blitz per liberarlo, Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, era già morto, così come il carabiniere della sua scorta, Vittorio Iacovacci, 30 anni. A 43 anni, Attanasio era in assoluto uno dei diplomatici più giovani al mondo, punto d’arrivo di una carriera strepitosa fatta di successi, riconoscimenti, premi. Ma, prima di tutto, chi lo ha conosciuto racconta che se n’è andato un grande uomo, uno di quelli che in Africa era andato davvero ad “aiutarli a casa loro”, con una dedizione, quasi un istinto umanitario, che andava molto oltre il suo ruolo di diplomatico. Anche per questo, nell’ottobre scorso, era stato insignito del Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020 “per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà”. “Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato – raccontava – non lo è in Congo, dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani ma anche contribuire per il raggiungimento della pace”. Insieme alla moglie Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia” che ogni anno salva la vita a centinaia di bambini nelle aree più povere del Paese, Attanasio era uno di quelli che credeva, nel suo piccolo, di poter cambiare il mondo.