Capo d’Orlando: una rinuncia chiama l’altra…

Capo d’Orlando: una rinuncia chiama l’altra…

comune-di-capo-dorlandoQuando l’ineffabile assessore allo spettacolo di Capo d’Orlando, Rosario Milone, ha presentato l’elenco delle manifestazioni estive in una sala “colma” di giornalisti, disse che grazie al cartellone si trattava di una estate pop. Vi confesso che scorrendo gli appuntamenti programmati, mi venne in mente pensare: pop o popò? Aspettiamo di parlare per evitare d’incappare in qualche antipatica topica.
Alla luce delle continue rinunce che sta registrando il cartellone “pop”, vi confesso che mi pervade un po’ di nostalgia riandando indietro nel tempo quando i più grandi artisti italiani e stranieri, facevano a gara per assicurasi una serata a Capo d’Orlando. Mai un rifiuto, mai una serata saltata per colpa dell’artista di turno. Il bravo ex assessore allo spettacolo dell’epoca, Salvatore Monastra, sapeva come e con chi dialogare, scongiurando in partenza eventuali “sorprese”. Che, per la verità non ci furono mai.
Oggi che Monastra ha invece assunto l’incarico di direttore artistico del cartellone teatrale del “Rosso di San Secondo” anche per lui esperienza e competenza sembrano l’Araba Fenice poichè rinunce e rifiuti da parte delle Compagnie che egli stesso prevede in cartellone, sono all’ordine del giorno. Ma questo è un altro discorso, o se più vi aggrada, un altro paio di maniche. Ne riparleremo a tempo debito.
Quello che qui mi preme dire, giusto per tornare all’assessore “pop”, mi chiedo cosa ci sta a fare in un posto, in un incarico che il buon sindaco Franco Ingrillì gli ha assegnato senza che ne abbia né competenza né carisma? Non sarebbe meglio, o quanto meno più opportuno, che lasciasse il posto all’ex assessore Salvatore Monastra che nel settore ha invece carisma e competenza?
Milone, da qui a settembre potrà pure portare i Pooh in cambio di Bollani, di Miele, di Lipari e della signora Anna Maria Barbera, il fallimento è comunque, come si dice oggi, sotto gli occhi di tutti e nulla ci potrà salvare dal suo ottimismo a buon mercato. L’estate “pop” si è invece qualificata come una estate “popò”. Per dirla con un vecchio politico non più tra noi: “si pronuncia cachet ma si scrive “cachet”.