Un prete trapanese invita le donne abusate a non denunziare

Stanno scatenando un vespaio di polemiche le dichiarazioni di un prete siciliano, monsignor Antonio Michele Crociata, di Castellammare del Golfo, che invita le donne a non denunciare abusi e violenze considerando “esagerato” il post con il quale un giornalista invece incoraggia le donne vittime di abusi a chiamare il 1522. “Tra marito e moglie… può capitare – scrive su Facebook il sacerdote -. Esiste anche il grande valore del perdono vicendevole, della tolleranza, dell’amore per i figli, della consapevolezza di essere, nonostante tutto, un cuor solo e un’anima sola… Può capitare, dunque. Non bisogna, però, mai esagerare, comunque. La perfezione su questa terra non esiste. Anche le mogli, del resto, talvolta mancano nei confronti dei mariti e… cio’ non significa affatto… bisogna accettare… via!!!!!! non esageriamo!!! Esistono, infatti, anche le virtu’, che tutti siamo chiamati a sforzarci di praticare. Nel matrimonio, infatti, le virtu’ contano più dell’amore. Quando si e’ fidanzati, lui vive per lei e lei vive per lui. Quando, però, ci si sposa, l’amore da solo non basta più e servono maggiormente le virtu’ e lui e lei vivono, soprattutto, per i figli”.

Pronta la reazione dei componenti del MoVimento 5 Stelle del gruppo Pari Opportunità. “No, tra marito e moglie non può e non deve capitare – si legge in una nota -. Quanto scritto da monsignor Antonio Michele Crociata, di Castellammare del Golfo (Trapani), è inaccettabile. Ridurre la violenza domestica a schermagliette domestiche, addirittura tirando in ballo il grande valore del perdono, della tolleranza e dell’amore per i figli è vergognoso. La violenza non deve essere sminuita mai, dire che nella vita può capitare di tutto come giustificazione a comportamenti che la società civile tutta è impegnata a combattere in ogni modo fa rabbrividire. Che queste parole arrivino poi da chi – per natura della sua missione – avrebbe il compito di proteggere i più deboli lascia a dir poco a desiderare. Le vittime di violenza devono denunciare, devono farsi aiutare, devono lasciare subito l’uomo che le sta maltrattando. Al grande valore del perdono deve essere anteposto il grande valore della cura. Perchè chi picchia una donna ha un problema e deve essere aiutato, ma non certo dalla propria vittima. Vittime che, proprio per restare all’interno delle mura domestiche, spesso pagano con la propria vita quello che il monsignore chiama ‘incomprensioni, diffidenze, errori, mancanze, debolezze’”