Giuseppe Micalizzi

Con il cadavere nel bagagliaio cominciò la guerra di mafia

 

Lucido Libranti
Giuseppe Lucido Libranti

Tre ergastoli per l’omicidio di Giuseppe Billitteri. “Fine pena mai” per Giuseppe Lucido Libranti, Giuseppe Antonio Vassallo e

Giuseppe Lombardo
Giuseppe Lombardo

. La Corte d’assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, ha inflitto due anni e otto mesi a Valica Buzila per favoreggiamento. In precedenza era già stato condannato Raimondo Liotta a otto anni e otto mesi per avere occultato il cadavere del venditore ambulante ucciso durante le guerra di mafia per il potere a Camporeale, in provincia di Palermo.

Erano tutti finiti in carcere nell’aprile 2015 nel blitz dei carabinieri del Gruppo di Monreale che due anni prima avevano azzerato la mafia di una grossa fetta della provincia. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Francesco Del Bene, Lucido Libranti, Lombardo e Vassallo sarebbero gli assassini di Billitteri, un piccolo venditore ambulante inghiottito dalla lupara bianca nel 2012 per via dei contrasti con i boss al potere.

Giuseppe Antonio Vassallo
Giuseppe Antonio Vassallo

Sono state le dichiarazioni di Giuseppe Micalizzi, factotum di Lucido Libranti, a svelare i retroscena del delitto: “Mi sono allontanato e lungo il tragitto ho incrociato Lucido Libranti a bordo della Yaris guidata da Billitteri. Poi sono tornato a casa di Vassallo Giuseppe”. Aveva notato qualcosa di strano nella Jeep in cui sono seduti Lombardo, Libranti Lucido e Giuseppe Vassallo: “Indossavano dei guanti neri di tessuto. Libranti, Vassallo e Lombardo hanno caricato qualcosa nel bagagliaio della mia macchina. Piglia e sento ‘tutum!’. Mettono qualcosa nel cofano… rissi ‘Mischinu finiu du cristianu’… da questo ho capito che cosa avevo io in macchina…”.

Il 24 giugno 2013, dopo il pentimento di Micalizzi, i carabinieri si misero invano alla ricerca del cadavere mai ritrovato. Il là alle indagini era arrivato un anno prima quando gli investigatori mostrarono la foto dello scomparso al collaboratore di giustizia Fabio Manno: “Non è un uomo d’onore anche se si atteggiava a tale, in più si considerava vicino a Gerlando Alberti (anziano boss di Porta nuova ormai deceduto, ndr).

Lo aveva coinvolto nel commercio di una grossa partita di dollari falsi. Mi risulta che è riuscito a cedere 500 mila dollari falsi in Brasile in cambio di numerosi carati. Si occupava di mediare nelle messe a posto per numerosi lavori come è accaduto in zona Brancaccio quando si stavano installando cavi di fibre ottiche”.

Lombardo fu intercettato mentre si trovava nella sua masseria in zona Suvarelli. Diceva al suo operaio rumeno: “Pigliami due, tre lacci… due tre lacci puliti prendimi… mi servono che minchia ti interessa”. Poi rivolgendosi al padre parlava di un incontro avvenuto poco prima. “Io stavo uscendo e lui arriva… cominciò la guerra”. E il padre: “Attento con questo a stringere, che struppia”.