Reportage da Bianco per saperne un po’ sui soci ACR di Messina

Dopo una lunghissima mattinata nella Locride per cercare di dare i giusti contorni ai possibili nuovi soci dell’Acr Messina, è necessario riflettere un attimo. Detto subito che Pasquale Gerace da Bianco, detto ” Zambrotta”, proprietario di un supermarket Comad c’è o ci fa – e non è affatto una buona notizia per i tifosi giallorossi- è opportuno spiegare che l’altro socio in pectore, sempre di Bianco, si chiama Cesare Salerno e fa il tecnico impiantatore e ama tanto il calcio.

Poi ci sarebbe Giuseppe Marcianò da Locri e quì casca l’asino: non è il proprietario dei 56 negozi ” splendidi e splendenti”. Il quarto socio si è dato alla fuga ancor prima di verificare i conti e, dunque, ben prima di quel 10 febbraio che è spartiacque tra il sì e il no. Poi ci sarebbe un Morabito ( forse Rocco, ndr) che potrebbe essere il tizio che ha già mollato .Chiaro come il sole che “Zambrotta” arriva per via delle conoscenze di un certo tipo del commercialista Gugliotta. Facciamo Vottari, cognome pesantissimo e sul quale occorre un supplemento d’indagine. Gerace…Si presenta male. E’ irridente, scostante, vanesio, anche non proprio educato e tratta, al telefono, una signora in quota Cospa ( insalatine, ndr) in maniera inurbana.

Con lui, in uno stanzino da 12 metri quadrati, c’è un signore che , al contrario, cerca di capire, di sapere. Sui 500.000 euro che Lo Monaco pretende davanti a un giudice civile, sui profondi ” neri”, sugli 80.000 euro scuciti dalla signora Bramati. Dice di non sapere delle vicende legate al Celeste e, comunque, fuori Stracuzzi è tutto ok. Boh, dice che Oliveri non è Stracuzzi e , a questo punto, fa il Pinocchio. Glissa su Nino Micali e i riciclaggi da lavatrice del calcio via “minori”.

Gerace sa benissimo cosa cela l’Acr tra procedimenti giudiziari, civili e penali, questioni di nero, giocate strambe, combo e dintorni. Ma adora far l’africoto o il casignanese. Chi verga queste note sa benissimo che non sono affatto complimenti. Ma a Bianco, non oltre le 3000 anime, tutti ma proprio tutti parlano di Gerace con rispetto e usano per Salerno un appellativo decisamente non carino. Al bar Totò Versace ecco un tifoso del Messina ( e della Juve), uno che andava al ” Celeste” con il papà in serie A, che ti parla di Bellopede e magnifica il presidentissimo e compianto Emanuele Aliotta che gli fece visitare l’impianto di via Oreto insieme alla figlioletta dal Policlinico, dopo un non facile intervento chirurgico.

Poi ci sono sei o sette giovanotti che si fanno quattro risate quando scoprono che il Messina vale – con annessi e connessi- due milioni di euro. Nota conclusiva. Alcuni indigeni ritengono che in paese ci siano almeno sette od otto milionari, i carabinieri- c’è una Compagnia- non sono proprio ” felici” nel loro modo di vedere per cui si arriva ad una conclusione: o Gerace è uno dei Servizi e allora capisci tanto ma proprio tanto su quel che grava sulla caserma intestata al generale Friscia; o le ” coperture” di Gerace sono così pesanti ( ricordiamoci di Africo e Casignana,ndr), o semplicemente lo Stato, a volte, preferisce evitare di far un certo tipo di lavoro sporco. Ah, era capitano a Bianco l’attuale comandante provinciale dell’Arma di Messina, Iacopo Mannucci Benincasa. Bianco è città antiborbonica. Nel 1847 in tre si immolarono per la causa.

Gianfranco Pensivalli