Gelese, aggredisce detenuto per motivi sessuali

Diciassette anni fa, a Busto Arsizio, dove viveva, uccise i due figli di quattordici e diciassette anni. Gli venne riconosciuta la semiinfermità di mente e per il muratore gelese Roberto Guaia arrivò la condanna a venti anni di detenzione, che oggi, a cinquantotto anni, continua a scontare in carcere. Negli scorsi giorni, è arrivata una nuova condanna, a sei mesi di reclusione. Questa volta, i giudici lombardi lo hanno riconosciuto colpevole di aver aggredito un altro detenuto, un ergastolano, che scontava la pena per un omicidio, anche se lo scorso anno si suicidò. Vitò Clericò venne più volte colpito e finì in ospedale. I fatti si verificarono nella struttura penitenziaria di Busto Arsizio. Secondo le contestazioni, confermate dai giudici, fu proprio l’ex muratore gelese ad aggredirlo, pare dopo una furibonda lite. Vito Clericò avrebbe tentato di denunciare alcune condotte di Guaia, informando il proprio avvocato. Per i pm della procura di Busto Arisizo, il gelese avrebbe insistito per avere approcci sessuali. Il compagno di cella si oppose. A causa delle ferite, rimase per diversi giorni in ospedale. I giudici hanno confermato la responsabilità dell’imputato.