l pollo sultano rivisto dalle parti del Biviere di Lentini

Tra le tante storie sulla difesa degli animali in Italia, giusto ricordare quella relativa al pollo sultano. Questo bellissimo uccello azzurro, grande come una folaga con il becco e le zampe rosso corallo, fu descritto e illustrato come Porphyrius antiquorum da Carlo Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, nella sua “Iconografia della fauna italica” del 1841. In esso si legge che secondo Eliano (III secolo d.C.), tale splendido uccello veniva allevato nelle case perché giudicato un pudico custode delle virtù familiari, tanto da “lasciarsi morir d’inedia per gli adulterj che si commettessero in sua vista”.
Nei secoli successivi il Porfirione sopravviveva solo in Sardegna e in Sicilia. Ma in quest’ultima isola le
cose si stavano mettendo male per il fascianu d’acqua o Iddu fascianu. Già nel 1840, Luigi Benoit, nel
suo “Ornitologia siciliana”, denunciava che nelle vicinanze di Catania se ne prendevano molti “in gran
parte giovani, con delle reti chiamate «coppi» che sono simili alle nasse”. Un trattamento non favorevole
a questa specie, già colpita dalle bonifiche che ne distruggevano il delicato habitat di paludi e stagni. Di
recente ne ha parlato l’ambientalista Fulco Pratesi.
Nei primi anni Cinquanta dello scorso secolo, l’ultimo rifugio di questo rallide – definito dall’ornitologo
Francesco Mezzatesta “il Principe Azzurro degli stagni” – era il Lago o Biviere di Lentini, oggi tra la linea
ferrata per Siracusa e quella per Gela. Una zona umida che nel 1829 Charles Didier definì, “la terza
meraviglia della Sicilia” per la sua abbondanza e varietà di flora e fauna. Ma nel 1954, seguendo il
progredire delle bonifiche, anche il Biviere di Lentini fu prosciugato. Sorpreso dall’essiccamento, un
piccolo branco di 11 esemplari superstiti si rifugiò in una riserva di caccia tra le foci del Simeto e del San
Leonardo nella piana di Catania. Il proprietario della riserva, conscio della loro rarità, li rispettava. Finché
un brutto giorno un avvocato invitato a caccia li uccise tutti e undici a schioppettate.
Un ultimo gruppetto di polli sultani che aveva trovato ricovero presso le saline di Siracusa fu sterminato e
impagliato da un “naturalista” del luogo, estinguendo così la specie in tutta la Sicilia.
Ma la bonifica del Biviere non ebbe successo. Gli agrumeti circostanti, famosi per le loro arance
pigmentate, mancando l’effetto termoregolatore del lago, furono devastati da intense e ripetute gelate,
tanto che la Cassa per il Mezzogiorno ricostituì il bacino per scopi agricoli e industriali. Per ripopolare il
Biviere, già riconquistato dalla vegetazione, la LIPU e l’ISPRA hanno organizzato un ripopolamento del
pollo sultano mediante individui importati dalla Spagna. Nella primavera del 2000 dalle tre coppie
immesse sono nati i primi 5 giovani, che hanno dato inizio a poco a poco a una ripopolazione degli
stagni della Sicilia meridionale. Ne sono stati visti e censiti alcuni nell’Oasi WWF Riserva Naturale Lago
Preola e Gorghi Tondi presso Mazara del Vallo.