Olimpiadi di Tokio, il mea culpa del catanese Enrico Garozzo

Delusione, rabbia, ma anche voglia di fare di questa sconfitta un punto di ripartenza. Il capitano della
squadra degli spadisti, Enrico Garozzo, ha parlato così dopo il settimo posto azzurro all’Olimpiade di
Tokyo 2020, mettendo in risalto anche alcune contestate decisioni arbitrali che l’hanno visto
protagonista: “Faremo tutti un’attenta analisi, ma resta il rammarico per quel che sarebbe potuto essere
e non è stato. Arrivavamo qui da numero 2 al mondo non per caso. Nei momenti delicati dell’assalto
contro la Russia l’arbitraggio ha influito tantissimo: mi sono state tolte tre stoccate nel match contro Bida.
Non è ammissibile. Mi sono visto convalidare una stoccata a sfavore anche se la mia spada non aveva
la punta… Non vuole essere un alibi, non abbiamo perso solo per questo motivo. Però credo sia giusto
che lo si tenga in considerazione”.
Ancora sul quarto di finale Italia-Russia, infine, Enrico Garozzo ha chiosato: “L’andamento del match è
stato condizionato, perché invece che terminare la mia frazione sul 23-23 ci saremmo trovati a +3. E dico
questo non perché io e i miei compagni di squadra ci siamo fatti innervosire, ma perché tali episodi
hanno ribaltato una situazione tattica che ci eravamo costruiti nelle sei frazioni precedenti, per affrontare
l’ultimo giro di assalti potendo difendere il nostro bottino, senza essere costretti ad attaccare. Detto
questo, chiaramente dal 23-23 avremmo potuto comunque vincere, e non siamo stati bravi nel farlo.
Quindi, ripeto, arriverà il momento delle analisi e delle riflessioni. Ora è solo quello del mea culpa”.