Gaetano Cappellano Seminara

Caso Saguto, scatta un’indagine bis sugli incarichi al marito

C’è già un’inchiesta bis sulla gestione dei beni sequestrati. La procura di Caltanissetta e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria continuano a indagare su alcune amministrazioni giudiziarie assegnate dall’allora presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto. È quanto emerge dal provvedimento di chiusura delle indagini scattato nei confronti della giudice e dell’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il “re” degli amministratori giudiziari. Alcuni capi d’imputazione riguardanti Cappellano e il marito di Silvana Saguto, l’ingegnere Lorenzo Caramma, sono stati infatti stralciati.

Altre novità nell’avviso di chiusura delle indagini riguardano presunte irregolarità nella gestione del patrimonio sequestrato nel 2011 al boss dell’Uditore Antonino Maranzano. Tre le ipotesi di reato per Cappellano Seminara: falso ideologico, falso materiale e abuso d’ufficio. La sostituta procuratrice Cristina Lucchini contesta a Cappellano di aver svenduto un terreno di 6000 metri quadrati a San Vito Lo Capo, all’insaputa del tribunale.

In un atto, l’amministratore giudiziario, scriveva addirittura che il giudice delegato aveva autorizzato «ad esperire le iniziative volte alla commercializzazione dei beni immobili in testa alla Immobiliare Cld srl». In realtà, scrive la procura di Caltanissetta, Cappellano aveva solo «chiesto di essere autorizzato a rinunciare» a un processo intestato contro una società. Un falso clamoroso per l’accusa. Che contesta al legale anche un’aggravante, perché la falsità riguarda una certificazione.

Quel terreno di contrada Makari, a San Vito, fu dato in permuta alla “Maiora srl”, per la realizzazione di un complesso di villette. In cambio, la “Maiora srl” avrebbe dato cinque posti auto coperti e cinque immobili, per un valore complessivo di 985 mila euro. Una permuta che non poteva essere fatta senza una specifica autorizzazione dei giudici. Questo il capo “12 bis”.

Il “12 ter” contesta a Cappellano Seminara di aver affidato al suo studio legale 200 mila euro di attività di segreteria, anche questo incarico per la gestione del patrimonio sequestrato al boss Maranzano. In questo caso, la presidente Saguto autorizzò, dopo un’espressa richiesta del legale. Secondo la procura di Caltanissetta, Cappellano avrebbe dovuto invece astenersi «in presenza di un interesse proprio, in quanto titolare del 99 per cento delle quote della Legal Gest, e di conseguenza agendo in conflitto di interessi».

La “Legal Gest consulting” emise due fatture nel 2015: una da 110 mila euro, un’altra da 91.500. Così Cappellano avrebbe «intenzionalmente procurato a sé un vantaggio patrimoniale rappresentato da un indebito vantaggio tributario». Reato contestato con «l’aggravante di avere provocato un danno patrimoniale di rilevante gravità».