Le assegnano la casa popolare, ma non esiste: “Dobbiamo ancora realizzarla”

Le hanno assegnato una casa che non c’è. Dopo oltre venti anni di attesa e di alloggi precari: dodici anni
nel palazzo-far west di via Brigata Aosta 56 da dove è dovuta fuggire a causa delle minacce degli
occupanti abusivi che sono arrivati a bruciarle la porta dell’appartamento e altri dieci ospite a casa dei
parenti. Sempre in attesa di una casa tutta sua. Finalmente a giugno del 2019, Rosaria Leto, 56 anni,
firma un “verbale di scelta” per l'”alloggio numero 12 di 96 metri quadrati all’Albergheria”. Un alloggio che
allora come adesso esiste solo nelle carte del progetto dell’Istituto autonomo casa popolari, visto che il
cantiere è bloccato da giugno e non si conoscono i tempi della ripresa dei lavori. In tutto si tratta di
quindici alloggi all’Albergheria. Cinque si spera pronti la prossima primavera, gli altri dieci, fra cui il n°12
di Leto, saranno pronti in una data ancora da individuare: secondo il cronoprogramma dovrebbero
essere realizzati entro il 2023.
“Mi avevano assicurato che la casa sarebbe stata pronta entro ottobre del 2020, ma dell’appartamento
non c’è traccia, il cantiere è bloccato. La mia non è neanche una vera assegnazione, visto che la casa
non esisteva e non esiste. È, appunto, un “verbale di scelta”. Ma visto che i tempi sono imprevedibili,
chiedo che mi venga assegnato un altro appartamento. Non posso continuare a vivere ospite dai parenti,
né tornare in via Brigata Aosta dove continuo ad avere la residenza e a pagare anche le spese della Tari
perché lì la mia vita era diventata impossibile. Nel 2014 ho liberato l’appartamento anche dai miei mobili.
Il Comune deve assegnarmi un altro alloggio, e poi fare la revoca della scelta fatta a giugno del 2019″.
Ma gli alloggi di edilizia residenziale pubblica scarseggiano, i beni confiscati sono spesso in pessime
condizioni o vengono occupati prima della legittima assegnazione. Per questo il Comune da tempo ha
messo in campo altre strade per affrontare l’emergenza abitativa come il sostegno al pagamento
dell’affitto o alloggi assegnati con la formula dell’autorecupero.
“Purtroppo è difficile affrontare l’emergenza abitativa assegnando case, perché case non ce ne sono in
numero sufficiente. È una questione annosa a cui stiamo cercando di rispondere con altri strumenti.
Purtroppo contavamo su tempi più rapidi per la realizzazione degli alloggi dell’Albergheria. Sappiamo
che il cantiere è fermo, ma speriamo che si sblocchi al più presto. Ovviamente se nel frattempo ci
fossero altri alloggi disponibili, si potrebbe di certo riaffrontare il caso della signora”, dice Cinzia
Mantegna, assessora comunale alle Attività sociali.
Al fianco di Leto e di tante altre famiglie in emergenza abitativa c’è il comitato di lotta per la casa 12
Luglio. “Questo caso – dice Tony Pellicane del comitato – è l’ulteriore conferma che nella gestione delle
assegnazioni che siano alloggi Erp o beni confiscati, regna il caos più totale da parte del Comune. Da
venti anni ribadiamo che non si può assegnare una casa che non sia nella disponibilità del patrimonio
comunale o che non esista neppure a livello catastale come, appunto, è accaduto per gli alloggi
dell’Albergheria. Chiediamo al Comune di correre ai ripari al più presto”.