I geologi siracusani e il grido d’allarme inascoltato

Il giorno dopo il crollo di una porzione del costone roccioso di Riviera Dionisio, tengono banco gli interrogativi. Perchè è avvenuto? Si poteva evitare? Può succedere ancora? La zona è sicura? Mentre proseguono gli accertamenti da parte dei tecnici comunali e l’accesso al vicino parco del Monumento ai Caduti è stato inibito, abbiamo chiesto le prime risposte al segretario regionale dell’Ordine dei Geologi, il siracusano Marco Andolina.
Quella falesia era stata al centro di diversi studi negli anni scorsi ed era persino finita in una recente tesi di laurea. Purtroppo, però, il grido di allarme è rimasto inascoltato. “Era facilmente ipotizzabile che succedesse. Poteva essere evitato? Dico solo che siamo in ritardo di dieci anni almeno. Come geologi, segnaliamo il problema da tempo, però non si fa mai nulla. Si mettono i cartelli con divieto di balneazione per rischio crollo. Giusto, ma il cartello non ferma i fenomeni in atto e neanche le persone”, spiega Andolina.
Perchè è avvenuto il crollo? Pioggia e moto ondoso hanno accelerato un fenomeno già noto: “l’arretramento della linea di costa”, la definizione fornita dal geologo. “Avviene con lo scalzamento alla base della falesia, operato dal moto ondoso. E questo causa il crollo della parte superiore che, nel caso specifico, aveva uno spessore esiguo”. A crollare è stata una sorta di “ponte” tra due spuntoni della falesia in calcarenite. I massi finiti sulla scogliera sottostante hanno poi finito per “chiudere” due piccole gallerie sottostanti, scavate dall’uomo quando l’area era utilizzata come latomia.