Elezioni comunali a Palermo: il sindaco uscente Leoluca Orlando attacca Cuffaro sulla questione morale

 

Il sindaco Leoluca Orlando accende la polemica sulla questione morale e contesta il ruolo di Salvatore Cuffaro: “Diciamolo chiaramente: quella di centrodestra è una coalizione a guida di un condannato per mafia. Non posso tacere di fronte a un tentativo di tornare a un passato che ci ha fatto vergognare di essere palermitani e siciliani”.

Dopo che l’ex presidente della Regione, che ha scontato sette anni di carcere per favoreggiamento a Cosa Nostra, ha rivelato a Repubblica di essere «in campo» per sostenere Ferrandelli, Leoluca Orlando alza il tiro e accusa il suo sfidante di essere subalterno a Cuffaro: “Che l’ex governatore cerchi di avere un ruolo politico ci sta, ognuno nella vita può fare quel che vuole, ma mi sembra singolare che tutti gli altri lo accettino, a cominciare dai candidati al consiglio comunale e al candidato al ruolo di primo cittadino”.

Per il sindaco uscente si tratta di “rassegnazione all’inconsistenza”. “Cuffaro – incalza Orlando – adesso è il riferimento di una coalizione che appare sempre più essere un tentativo di colpo di coda rispetto ai cambiamenti che si sono fatti. Un colpo di coda che evoca il 2001, quando iniziò lo sfascio della Regione e lo sfascio della città”.

Ma Totò Cuffaro è ancora un rivale temibile? In termini di voti può determinare il risultato? A questa domanda Orlando non risponde: “Esprimo giudizi senza fare calcoli di convenienza. Perché ho deciso di intervenire? Perché di fronte al silenzio di tutti ho pensato che la mia presa posizione fosse doverosa: io il sindaco l’ho fatto sempre così e continuerò a farlo così.

Almeno finalmente si fa chiarezza: da una parte c’è il tentativo di tornare al potere di un sistema legato a interessi politico-affaristico-mafiosi che ha messo in ginocchio la Sicilia e Palermo e dall’altro un tentativo generoso e forte, da parte di tutte le forze di centrosinistra che si mettono insieme avendo come punto fermo il programma”.

Per Orlando – che ribadisce la sua scelta di “un campo largo” – è “odioso” che l’ex governatore, che non può né candidarsi né votare, “possa parlare senza limiti di par condicio”: “Il messaggio che manda, dagli incontri organizzati in notturna a casa di Micciché alle interviste, è “qui comando io”. Non riesco a capire come una coalizione di centrodestra e popolari possa accettarlo”