Mafia: catturato il boss “U carateddu”

u-caratedduLo cercavano dal 26 settembre dello scorso anno quando, dopo un permesso premio di tre giorni, il boss catanese Concetto Bonaccorsi, 56 anni, capo indiscusso della cosca mafiosa dei «Carateddi» alleata con il clan Cappello, non fece più rientro nel carcere di Secondigliano, in Campania. Una decina di giorni fa, gli agenti della Squadra mobile di Catania hanno capito che quella coppia di cinquantenni che stava al primo piano di una palazzina in una frazione di Massa e Cozzile, nella zona di Montecatini, nel Pistoiese, poteva essere quella giusta.

Un gruppo di agenti catanesi si è così trasferito nel Pistoiese e ieri pomeriggio alcuni di loro hanno notato al balcone di quella casa una donna che assomigliava molto alla moglie del boss che, difatti, un’ora dopo è spuntato sullo stesso balcone per accendere un barbecue. La palazzina è stata circondata con l’aiuto della polizia di Pistoia e il boss ergastolano è stato arrestato. Epilogo di una carriera criminale di enorme spessore, cominciata negli anni ’90 e fatta di omicidi, distruzioni di cadavere, rapine, armi, droga, e numerose condanne, l’ultima delle quali, un ergastolo, gli è stata notificata dai poliziotti proprio ieri non appena gli hanno messo le manette ai polsi.

Concetto Bonaccorsi ha un «curriculum» criminale impressionante. La sua carriera di boss comincia nel 1991 quando, era il 21 febbraio, uccide nel Torinese due ladri che avevano avuto la sfortuna di rubargli la sua Fiat Uno turbo. I cadaveri dei due giovani furono trovati in una discarica di Robassomero, nel Torinese. Per quel duplice omicidio, Bonaccorsi verrà arrestato l’11 luglio di quello stesso anno nel municipio di Valverde, nel Catanese, dove stava per sposarsi nonostante fosse latitante.

La storia criminale di Concetto Bonaccorsi «Carateddu» è la storia di un pezzo importante della mafia catanese e della guerra tra clan che agli inizi degli anni ’90 faceva cento e più morti ammazzati ogni anno. Lui, anche con il fratello Ignazio, spesso protagonista di gesti efferati, fughe clamorose, latitanze; e omicidi incredibili come quello del 1993 a Cassolnovo, in provincia di Pavia: uccise Marco De Zorzi dentro l’ascensore del palazzo in cui la vittima abitava ma fu arrestato subito perché l’ascensore si bloccò e lui vi restò chiuso dentro.

La sua vita è stata un alternarsi di ingressi e uscite dalle carceri di mezza Italia. Al fianco sempre lei, la donna che riuscì a sposare quello stesso giorno di estate in cui lo arrestarono per la prima volta. E che ieri ha inconsapevolmente fornito ai poliziotti la conferma che il boss era in quella casa, ormai in trappola.