L’Enogastronomia traina il comparto turistico in Sicilia

La Sicilia del turismo enogastronomico prova a mettere ordine tra sagre, sagrette, festival delle polpette e del peperoncino e mercatini dello sfincione. Un riordino invocato da tempo, e da più parti, per innalzare una volta per tutte il livello qualitativo dell’offerta e soprattutto per non disperdere finanziamenti in manifestazioni che lasciano il tempo che trovano.

Il “piano” studiato a tavolino dall’assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo si chiama “Territori del vino e del gusto – Alla ricerca del genius loci” e abbina l’identità di un luogo come la Sicilia al suo cibo e al suo vino. Il progetto che per il 2017 è finanziato con 890 mila euro di fondi interregionali (cioè ministeriali dei quali saranno beneficiari i Comuni che opereranno in convenzione con l’assessorato al Turismo) è stato presentato al Vinitaly dallo stesso Barbagallo nel padiglione Sicilia, durante una conferenza stampa cui ha preso parte, tra gli altri, anche il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti (il quale in Sicilia ha deciso di investire).

Si parte dalla creazione di un calendario unico delle sagre più importanti, scelte secondo un criterio di qualità dei prodotti “benedetto” da Slow Food che monterà un proprio stand e organizzerà laboratori del gusto in ognuna delle 35 manifestazioni enogastronomiche simbolo della Sicilia che piace di più agli stranieri.

 «La nostra regione – ha spiegato Barbagallo – è stata riconosciuta come regione capofila del progetto d’eccellenza enogastronomica in Italia da tutte le altre regioni italiane. Quindi alla luce di questo riconoscimento abbiamo definito un progetto d’eccellenza che riguarda l’enogastronomia siciliana con l’obiettivo di vendere l’enogastronomico siciliano nel mondo tenuto conto che nel 2016 stato il “prodotto” siciliano che è cresciuto di più».

L’obiettivo è quello di mettere a regime l’offerta e uniformarla bypassando definitivamente l’«usanza» delle organizzazioni last minute (le date incerte, i programmi precari e gli allestimenti in fretta e furia) che non permettono di inserire queste manifestazioni nelle proposte turistiche siciliane. Così, accanto alla visita al sito archeologico di Selinunte, tanto per fare un esempio, il turista potrà anche partecipare all’«Inycon wine fest» e magari fare un bagno sulla spiaggia di Lampedusa o Capo d’Orlando se i turisti riavranno la spiaggia perduta.. Una “rete” di bellezza che prevede la creazione di una Dmo (Destination management organization) “enogastronomia” sulla quale, o attorno alla quale far ruotare tutto il sistema turismo.

 «Finora – precisa Barbagallo – c’erano 27 distretti turistici che l’anno scorso abbiamo accorpato in sei distretti tematici, adesso la destinazione turistica unica resta la Sicilia e all’interno ci sarà la destinazione tematica dell’enogastronomia».