Totò Cuffaro e Saverio Romano

Saverio Romano e Totò Cuffaro, insieme a Pio Lo Giudice, accusati di falsa testimonianza

Avrebbero detto il falso in aula per aiutare l’amico Giuseppe Giammarinaro o per tirarsi fuori da nuovi impicci giudiziari legati alla posizione dell’ex deputato regionale della Dc trapanese. Falsa testimonianza: è questo il reato per il quale la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Trapani, che ha appena disposto il sequestro di beni per 15 milioni di euro a carico di Giammarinaro, ripristinandogli la sorveglianza speciale per cinque anni, ha chiesto alla procura di procedere nei confronti dell’ex governatore Totò Cuffaro, dell’ex sottosegretario Saverio Romano e dell’ex deputato regionale Pio Lo Giudice.

Le posizioni di Cuffaro, Romano e Lo Giudice, insieme con quelle di altri 25 testimoni citati in aula dalla difesa di Giammarinaro, dovranno adesso essere valutate dai pm di Trapani ai quali, in coda alla sentenza, il tribunale ha disposto di trasmettere i verbali delle deposizioni in aula perché procedano per falsa testimonianza.

La deposizione al processo Giammarinaro era stata una delle prime apparizioni pubbliche di Cuffaro dopo la scarcerazione. L’ex presidente della Regione era stato citato dalla difesa perché chiarisse le circostanze riferite da un collaboratore di giustizia, Marcello Fondacaro, che aveva detto di essersi rivolto a Cuffaro per avere consigli utili ad aprire un laboratorio di analisi a Mazara del Vallo. E Cuffaro lo avrebbe indirizzato da Giammarinaro, indicandolo come una sorta di “ras della sanità” nella provincia di Trapani. In aula però Cuffaro, a gennaio dell’anno scorso, ha detto di non conoscere Fondacaro.

Tra le 28 persone per le quali i giudici della sezione Misure di prevenzione hanno ordinato l’apertura di un’indagine per falsa testimonianza, ma anche per intestazione fittizia di beni e altri reati, diversi politici di Comuni del Trapanese, medici e dirigenti del settore sanità di amministrazioni locali e di quella regionale.