I pizzini di Provenzano in…blues arrivano sul palcoscenico

“Ti prego di essere calmo e retto, corretto e coerente… non basta mai una sola prova per affrontare un ragionamento”. Scriveva come un buon padre di famiglia, ma era uno dei capimafia che hanno segnato una lunga stagione di sangue e complicità. Adesso, i pizzini di Bernardo Provenzano arrivano sul palcoscenico.

L’attore Vincenzo Pirrotta ripercorre i 43 anni di latitanza del boss corleonese morto nei mesi scorsi. Lo spettacolo (la prima, stasera, all’Auditorium Parco della musica di Roma, ore 21 ) è  tratto dal libro “Il Codice Provenzano”, scritto dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo e dal magistrato che arrestò  il boss dopo 43 anni di latitanza, Michele Pestipino, oggi procuratore aggiunto a Roma.

La nuova edizione del libro, edito da Laterza, si apre con un saggio sulla trasformazione delle mafie in Italia scritto dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, che con Michele Prestipino e Marzia Sabella coordinò le indagini della polizia per arrivare alla cattura del superlatitante, avvenuta l’11 aprile 2006.

L’attore Vincenzo Pirrotta, accompagnato dalla chitarra di Charlie Di Vita, ripercorre gli affari di Provenzano, gli ordini di morte, la falsa religiosità, la trama dei rapporti con gli insospettabili: nelle parole ritrovate dagli investigatori guidati da Renato Cortese (attuale questore di Palermo), il ritratto del padrino che custodiva i segreti della mafia siciliana. In alcuni passaggi, i pizzini diventano un canto blues.

Dice Pirrotta: “Da una parte, ridicolizzo le parole di un capomafia che non sa neanche parlare in italiano. Dall’altra, esprimo tutta la rabbia per ciò che è  accaduto nella nostra terra per causa di quell’uomo e dei suoi complici. Proprio attraverso le parole del blues, i neri d’America costretti nei campi di cotone manifestavano tutta la loro rabbia”.

Pizzini e segreti, ancora attuali. Pirrotta interpreta anche i biglietti inviati dal superlatitante Matteo Messina Denaro: “Per il nome del politico – annotava – me lo scriva a parte e io capirò”. E poi, qualche tempo dopo, rispondeva a una lettera di Provenzano: “Si’, ho già ricevuto il nome del politico”. Un politico ancora non individuato.