Palazzo Piacentini

Operazione Beta

Fermi tutti: a Messina città la mafia esiste, è una costola dell’Entità santapaoliana, dunque è Cosa Nostra e fa da sponda con i Barbaro di Platì. Ehm, ma fino a pochi mesi fa la relazione della Procura Nazionale Antimafia non liquidava in trerighetre la mafia di Messina, dunque di fatto inesistente? Si sono sbagliati in Procura, quindi a cascata il resto. Bastava guardare in viso il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros, per comprendere che le sottovalutazioni a Palazzo Piacentini hanno fatto da zavorra per anni , rinviando l’aggressione al corpo in metastasi e preda dell’illegalità. . Via Guido Lo Forte, un po’ fissato alle ricerca dei “mandamenti”, ecco che con l’aggiunto in DDA Sebastiano Ardita si cominciano a ritrovare anche sulle carte giudiziarie quel che ripete e scrive sui libri: ” Messina borghese è come Catania”.

Stavolta gli vengono dietro Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Antonio Carchietti, un po’ in difficoltà perché tra gli arrestati c’è l’avvocato Andrea Lo Castro, che ha uno studio molto frequentato nel palazzo del suocero, che poi sarebbe Totò Zumbo, ex procuratore capo originario di Seminara, papà di Eliana, oggi consigliere di Corte d’Appello a Catania, moglie di Carchietti. Suvvia, solo coincidenze ma il web è impietoso. Certo, qualcuno si chiede come abbia fatto a sfuggire all’arresto Carlo Borella, già presidente dell’ANCE, ex patron della Messana ( curioso: non si è iscritta alla A1 di pallamano femminile,ndr), che negli ultimi tempi è stato spesso attenzionato da varie procure. Sembra si trovi in Africa.

L’altro latitante dell’operazione Beta si chiama Fabio Lo Turco. Ma veniamo alla Cosa Nostra messinese che è familiarmente legata a Nitto Santapaola con i Romeo, Nomi già sentiti ma mai ricollocati verso l’alto del gotha mafioso. Il generale Governale parla di ” accelerata”, anche se non dice che Messina è senza un procuratore capo e senza procuratore generale e così certi dubbi ti assalgono. Poi li scacci perché vedi che c’è un trasversalismo massopusdei in un’operazione che manda a Gazzi anche l’ingegner Raffaele Cucinotta, già ottavo livello all’Urbanistica a Messina e ora dirigente di prima fascia al Comune di Milazzo.

Trenta ordinanze custodiali a firma del gip Salvatore Mastroeni, dieci attenuate con i domiciliari. C’è anche una donna, Silvia Gentile, moglie di Biagio Grasso, che opera a Furnari. Il maggiore Parasiliti dei Ros è prodigo di particolari. Anche perché ci sono due “polentoni” che han fatto affari con questa mafia che gioca duro: uno è Mauro Guerniere, che vive a Milano , l’altro è Italo Nebiolo, che vive a Chivasso.

Son legati a un colosso della cooperazione, C.I. Catering, e sono stati sfortunati perché tal Nicola Giannetto ha raccontato parecchie cose dopo aver perso soldi e preso botte, oltre ad aver scoperto che con i Romeo i tribunali ordinari sono cosa orribile e ci sono quelli che , come fa Cosa Nostra, hanno tempi e modalità che seguono un codice molto ” ortodosso”.

E’ la prima operazione “messinese” con l’utilizzo dello Squadrone Elitrasportato Cacciatori di Sicilia e si son mossi a supporto di cinque comandi provinciali dell’Arma ( Messina, Catania, Siracusa, Milano e Torino. A vario titolo, associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di beni, turbata libertà di incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio , reati in materia di armi. E c’è una partita di calcio, Catania-Chievo del 2010, che è in stralcio.

Ma veniamo al ruolo di Vincenzo Romeo. Con i fratelli Pasquale, Benedetto e Gianluca fa il gran salto di qualità nel 2014 quando si fa carico del finanziamento economico di Vincenzo Ercolano e Cosima Palma, eredi naturali di Giuseppe Ercolano, dopo il sequestro di beni da una dozzina di milioni. Roba dei Ros datata 2014. Per esser chiari: Vincenzo Romeo è figlio di Francesco che ha sposato Carmela, sorella di Nitto Santapaola. Il sequestro che mandò in tilt gli Ercolano-Santapaola era quello di Geotrans, che è roba legata alla logistica e ai trasporti.

L’operazione fu chiamata Caronte. Quella di Romeo è una mafia moderna, che mette in riga qualche barcellonese che non rispetta la riservatezza. Curiosa l’intercettazione con Stefano Barbera, che è di Rometta Marea e che scopre che la mafia dei Romeo non chiede pizzo ma costruisce, si ” muove” su più campi ,” sistema”. Ha moltissimi interessi nel campo del videopoker, al punto da mettersi a un tavolo con la Sacra Corona Unita. E gioca forte ai cavalli. No, non all’ippodromo ma nelle strade di Messina.

Diversifica investendo un capitale nella Demoter di Carlo Borella, che ha qualche problema in Calabria per i lavori della Bovalino- Bagnara, ovvero la statale 112, Beh, Romeo placa gli aspromontani! Per non farsi mancare nulla, i sodali si occupano di edilizia popolare, potendo contare su buone entrature all’Urbanistica di Messina.

L’avvocato Lo Castro mette a disposizione lo studio per fare da prestanome ed elaborare strategie per la sottrazione di beni e false intestazioni. Esistono collusioni con esponenti delle istituzioni finalizzate a ottenere notizie su eventuali in corso. Sì, talpe a Palazzo Piacentini…