Genova, le motivazioni per il crollo della Torre Piloti. Tra i morti il milazzese Tusa

Il crollo della torre piloti, il 7 maggio 2013 costato la vita a 9 persone, tra cui il giovane sottufficiale di Marina Giuseppe Tusa,  fu colpa della negligenza dell’equipaggio ma sulla tragedia potrebbe avere influito anche la posizione della struttura. Lo scrive il giudice Silvia Carpanini nelle motivazioni della sentenza. 

 «Non può non tenersi in considerazione – scrive – che forse altre responsabilità potrebbero individuarsi a carico di chi ha permesso la costruzione della torre in una posizione così esposta, senza che venisse adottata alcuna cautela, né sotto forma di struttura di protezione né come disciplina della navigazione».

«Questo – spiega – non fa venire meno la responsabilità di chi ha travolto la torre con una manovra che non presentava criticità, affrontata solo con imprudenza e disattenzione, ma certo una generale presa di coscienza da parte di chi gestiva la struttura del pericolo nel far manovrare navi in quel contesto e della necessità di adottare misure di protezione anche contro l’errore umano inescusabile, avrebbero potuto impedire la tragedia».

La compagnia Ignazio Messina, quando possibile, «cercava di eludere i controlli, omettendo di segnalare alle competenti autorità i problemi verificatisi alle navi, quando erano stati risolti senza dare nell’occhio». Lo scrive il giudice Silvia Carpanini nelle motivazioni della sentenza di condanna per il crollo della torre piloti.

La Messina è stata condannata per illecito amministrativo al pagamento di una sanzione di 1 milione e 50 mila euro, in relazione al comportamento del comandante Roberto Paoloni. Il giudice fa riferimento a una serie di incidenti e avarie occorsi ad alcune navi della flotta Jolly, anche alla stessa Jolly Nero.

«L’obbligo di immediata segnalazione alla compagnia – scrive il giudice – con qualsiasi mezzo, di una avaria, non era rispettato in modo puntuale senza che ne derivasse alcun tipo di rimprovero al comandante. Da ciò si può dedurre che la decisione di Paoloni di proseguire nella manovra nonostante l’avaria al contagiri, senza segnalare nulla, rispondeva a un modus operandi se non imposto o sollecitato, perché non vi è prova in tal senso, sicuramente non osteggiato dalla compagnia che anche in passato non aveva assunto iniziative contro i comandanti».

Giuseppe Tusa
Giuseppe Tusa