Palazzo Piacentini

L’ACR Messina fallisce sotto un cumulo di debiti

“Una società con debiti oltre i due milioni di euro ma tra i professionisti, quindi con un introito certo derivante dallo status, meritava di essere salvata”.

Partiamo da questa frase del commiato di Franco Proto per sottolineare che il Messina non si iscrive al campionato per la terza volta in 24 anni per una cifra “ingentissima”, come la definisce lo stesso Proto, ma che, relativamente ai soldi che girano nel mondo del calcio, è invece molto bassa. Basti pensare che per costruire una squadra di serie C in grado di stare nelle parti alte della classifica serve un budget annuale di almeno 2 milioni e mezzo. Le cifre investite da Foggia e Benevento, per citare le ultime due promosse in serie B negli ultimi due anni, sono molto più elevate.

La serie C ha un valore che è andato perso e che, per essere riconquistato, necessita di investimenti. Bisogna riuscire ad iscriversi in serie D con una spesa iniziale di circa 200mila euro e poi bisogna stanziare altri soldi per allestire una squadra in grado di vincere il campionato, col rischio di arrivare a spendere in qualche anno la stessa cifra che serviva ora al Messina, senza magari, però, raggiungere l’obiettivo.

“Il Messina, per essere iscritto – prendendo un altro stralcio della lettera di Proto -, aveva bisogno di una cifra vicino al milione di euro, una mole di denaro impressionante”. Impressionante lo è solo relativamente perché, c’è da chiedersi, se anche il Messina avesse superato lo scoglio iscrizione, con quali soldi si doveva poi costruire la squadra?

 “Il Messina è stato ucciso da chi negli anni ha prodotto debiti su debiti, portando scandali, operazioni opache – dice Proto -”. E ha ragione. Ma perché non urlare a chiare lettere, almeno a fine giugno se non prima, che senza aiuti economici esterni la squadra non sarebbe stata neppure iscritta?