Capo d’Orlando (Messina) L’artista Giovanni Torres La Torre ci regala un’altra perla

Giovanni Torres La Torre, è uno dei pochi intellettuali siciliani che, attraverso la poesia, quindi la magia della parola non fine a se stessa, affronta argomenti sempre pregnanti ed attuali, molti dei quali spinosi, che ai cerchiobottisti nostrani, i cosiddetti pseudo intellettuali, fanno storcere la bocca.

 

La settimana scorsa, abbiamo pubblicato una sorta di anatema contro i vigliacchi che nascosti dietro le siepi delle colline e dei monti, appiccano il fuoco ad ogni cosa lasciando dietro di sé, una scia di distruzione e desolazione. Cenere e solo cenere.

 

Oggi, Giovanni Torres La Torre, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino, ci invia un’altra delle sue perle, dedicata al giudice e agli uomini e donne della sua scorta.

 

Appena una pausa, da Capaci a Via d’Amelio

un sussulto di volo di farfalla superstite al rogo

trasecola al limite della collina,

un altro terremoto, il tempo di guardarsi negli occhi

chiedere i nomi degli ultimi morti,

contarli e abbracciare i vivi

nell’inganno di un conforto.

Ma non si ode l’ultimo passo spezzato

a mezz’aria tra cielo e terra;

a sapere ascoltare,

voce oracolare si udì con tono smarrito:

“Verrà un giorno altra parola

a riannodare meglio la creta del nido,

la Sicilia è quel romanzo da scrivere,

camposanto che si agita con voci di vivi,

luna che farà chiarìa,

voce della ragione che chiama memorie”.

 

II

Rullavano da tempo tamburi di morte

per Paolo Borsellino

e anche il sorriso che sfiniva

non ebbe tempo per dire

il nome del frutto morso per l’ultima volta;

presto il calice della sete dei giorni

si sarebbe infranto, lasciando in solitudine

il gesto delle mani, l’ultimo fiore alla madre

stanco e rotto nel collo.

All’ora della morte

il segnale più potente doveva essere

il canto della poesia, la parola forte

più di una pietra nella fionda,

arma che spacca il silenzio,

filo d’erba che rompe il cemento.

 

III

Di altra passione furono invece fremiti

nell’accostarsi all’atto supremo,

ansia di occhi e fisionomia di madre,

apparizione a chi vide bellezza siciliana

di antica madonna, non più giovane nel volto,

abbracciare lo sconforto

come altre nelle strade del mondo,

in un qualche vicolo o piazza dell’orrore

o mesto viaggio che accompagna le bare,

inizio di altro giorno, quando su filo di asciugare

si alzeranno braccia

a stendere brandelli di sudario,

di ala di colomba maciullata sull’asfalto.download-6

Paolo Borsellino
Paolo Borsellino