Ecco perché Saieva (che va al TAR) ha perso contro Vincenzo Barbaro

Ecco perché l’agrigentino Roberto Saieva ha perso la corsa a procuratore generale di Messina, vinta con molti affanni e mille polemiche da Vincenzo Barbaro, già procuratore capo facente funzione dopo il pensionamento di Guido Lo Forte. Detto subito che Sajeva, che uno dei componenti del pool antimafia di Agrigento con il compianto Rosario Livatino, sta valutando se ricorrere al Tar perché il suo curriculum è, a prima vista, di gran lunga migliore di quello del vincitore, giusto andare a un episodio dello scorso anno che fece scalpore.

Parole come polvere pirica, che trasformarono il discorso del procuratore generale Roberto Saieva in dinamite mediatica. Il magistrato nel suo intervento che inaugurava l’anno giudiziario a Cagliari fece un passaggio tutto dedicato al mutamento della criminalità nell’isola. Con la scomparsa dei sequestri di persona e il moltiplicarsi degli assalti ai portavalori e alle rapine. Un ritorno, in chiave moderna, all’assalto alla diligenza. Saieva parlò di criminalità e di mentalità criminale. Nel suo discorso usò una frase che venne interpretata in modo ambiguo. E questo bastò per scatenare la polemica.

Saieva , che fu procuratore capo a Patti, disse: «Altro fenomeno criminale che nel territorio del Distretto appare di rilevanti proporzioni è quello delle rapine ai danni di portavalori, organizzate normalmente con grande dispiegamento di uomini e mezzi. Diffusi sono comunque analoghi delitti ai danni di sportelli postali e di istituti bancari. Ha esattamente osservato il Procuratore di Cagliari come nella esecuzione di questi delitti si sia principalmente trasfuso l’istinto predatorio (tipico della mentalità barbaricina) che stava alla base dei sequestri di persona a scopo di estorsione, crimine che sembrerebbe ormai scomparso».

Ed è proprio sul concetto di mentalità barbaricina che si scatenò la polemica. Prima sulle colonne dei social network. Poi con un intervento in consiglio regionale di un esponente dei Rossomori, Emilio Usula, eletto nel Nuorese, che in aula, all’apertura della seduta statutaria puntò il dito contro il procuratore. L’esponente della maggioranza sollecitò una presa di posizione del Consiglio sulle affermazioni di Saieva, definite «inaccettabili».

Ma il primo forse a mettere l’accento sul passaggio del magistrato fu l’esponente della “sinistra indipendentista” Pier Franco Devias, candidato governatore alle Regionali per gli indipendentisti.

La polemica diventò subito virale, tanto da passare dal mondo virtuale di Facebook a quello reale e istituzionale del consiglio regionale con le dichiarazioni del consigliere Usula, che in apertura dei lavori prese la parola.

«Voglio esprimermi su un fatto che, a parere di Rossomori in quanto partito con forte e innegabile connotazione sardista e a mio parere personale in quanto eletto nel territorio del Nuorese, merita una particolare attenzione. Mi riferisco a un documento che ho letto oggi e ho tratto dal sito ufficiale della Procura della Repubblica di Cagliari. Sono le parole pronunciate dal Procuratore generale della repubblica, Roberto Saieva, nel discorso inaugurale dell’anno giudiziario». Ma non è ancora finita. Saieva è sicuro di vincere e di poter riconquistare Messina