La Piscina sconosciuta di Messina e i 4 milioni di debiti

Parli di Acr di ieri e di oggi e cerchi di capire quali siano stati gli ostacoli “veri” per la riapertura del ” Celeste” e i limiti imposti dal Credito Sportivo al Comune di Messina. Così bazzicando fuori…vasca, tra un esperto e l’altro di robe di pallanuoto , saltano fuori un paio di cosette davvero carine. Partendo dalla ormai famosa piscina di San Licandro. Un’opera incompiuta…

La storia ha dell’incredibile e inizia nel 2001 quando Palazzo Zanca “garantisce”, senza metterla in cantiere, una piscina per la Società Sportiva Dilettantistica Pallanuoto Messina, oggi Waterpolo Despar, massima serie ambiziosa e pure un po’ d’Europa

La struttura di fatto non è mai sorta creando grattacapi a chi allora aveva in mano le sorti della città e la amministrava.

Il tutto a causa di una fideiussione concessa fiduciariamente alla società pallanuotistica che, però , aveva solo in mente di creare una piscina alternativa alla Cappuccini . Palazzo Zanca si era fatto garante per sborsare le somme utili per la costruzione della struttura ma la storia si complicherà quando ad intervenire sarà l’Istituto per il Credito Sportivo.

Istituzione che era già creditrice nei confronti del Comune per una somma pari a 246 mila euro, scaturita dagli 188 mila euro della rata di mutuo mai pagata a cui vanno aggiunti 226 mila euro di mora ed interessi per morosità.

Nel 2012, per lo stesso problema, la cifra da pagare ammontava ad altri trentamila euro ai quali bisognava aggiungere altri 600 mila euro di oneri e sanzioni più altri tre milioni di euro quale residuo capitale non ammortizzato.

Nel 2015, quindi tre anni dopo, Palazzo Zanca si ritrovava con un debito, nei confronti dell’Istituto di Credito Sportivo, pari a quasi quattro milioni di euro. A sua volta però, la società di pallanuoto (messa in fallimento il 30/7/2015 dal curatore fallimentare Gaetano De Salvo , con provvedimento del tribunale di Messina, così come riportato anche dal portale web “portalecreditori.it”, non fece nulla per restituire il mutuo fin dalla sua prima rata.

Passa meno di un anno e l’Istituto di Credito si rivolge a Palazzo Zanca per la risoluzione del contratto (visto che si era fatto garante), ma l’amministrazione Accorinti decide di …ignorare

Ne scaturisce che il Credito Sportivo pignora l’isolato 88 sul quale si scoprono altre procedure di esecuzione immobiliare e il Comune, per soddisfare i creditori, si vede costretto a vendere per risanare il debito, due botteghe del viale S. Martino di sua proprietà.

Il debito, di cui si sono perse le tracce , era stato inserito nel piano di riequilibrio con una probabilità di soccombenza del 50%