Luigi Genovese

Messina. “Evviva la famiglia Genovese”: scatta la standing ovation

C’è una Sicilia che a fatica anche a rischio della propria pelle si affanna a tentare di cambiare una terra benedetta dal Cielo e maledetta dagli uomini altri che a voler spostare minimamente anche un chiodo, neppure a parlarne. Questa è la prima considerazione che ci viene in mente alla luce del bagno di folla che ha accolto la presentazione della candidatura alle Regionali di Luigi Genovese. Intendiamoci, il ragazzo non c’entra nulla con le manovre oscure che hanno portato in carcere il padre Francantanio, ma la cosa se permettete ci turba lo stesso e quello che dà un vago senso di impotenza, oltre che di marezza, è quell’”Evviva la famiglia Genovese”.

Ed è come le inchieste, l’arresto, i processi, le condanne per Corsi d’oro non siano mai esistiti. E’ questo il messaggio che viene da quella che doveva essere una normale presentazione di un candidato all’Assemblea che si è trasformata invece in una convention.  Un messaggio che Genovese lancia dal Palacultura che è una prova di forza e guanto di sfida.

Come negli anni in cui per il padre arrivavano le truppe cammellate, il copione si ripete per il figlio. Dieci pullman provenienti dalla zona tirrenica, Palacultura gremito, maxischermi, hostess, staff per la sicurezza, l’inno di Forza Italia ad apertura e l’inno di Mameli per chiudere, sul palco  almeno duemila le persone che hanno affollato il salone per ascoltare il primo discorso del più giovane candidato della storia della Regione: Luigi Genovese, figlio di Francantonio.

Ancora più tragica se vogliamo l’incoronazione del buon Gianfranco Miccichè che a porsi qualche minima ragione che attengono il buon senso e la “Questione morale” neanche a parlarne. “Tu sei qui per quello che hanno fatto a tuo padre ed alla tua famiglia. Se non avessero fatto quello che hanno fatto tu non saresti qui. Tu prendi l’eredità, anche se lui non è morto, è solo temporaneamente fuori”. Una sfida aperta alla magistratura, ai rivali politici, al sistema, un messaggio chiarissimo e poi, guardando la sala “se io avessi i voti della metà delle persone che sono qui sarei tranquillo, sarei eletto….sono un po’ invidioso”.

Almeno duemila persone in sala, molti giovani, e poi un mix tra forzisti della prima ora e i transfughi del Pd. C’era chi è sempre stato in Forza Italia e chi si è scoperto berlusconiano solo nel dicembre 2015, quando Genovese ha deciso di lasciare il Pd che aveva costruito a Messina. Dieci pullman sono arrivati dalla zona tirrenica, una zona storicamente sottomessa al potere ed incapace di reagire ma brava, anzi bravissima, a piangersi addosso (San Fratello, Sant’Agata di Militello, Castell’Umberto, Tortorici, Raccuja, Ucria, Patti, Barcellona, Castroreale, Terme Vigliatore, Milazzo, Rometta, Saponara), come ai tempi di Genovese senior. Dalla zona jonica niente pullman, solo auto.  Presente il socio di Genovese in Caronte, Vincenzo Franza: Dio fa gli uomini e fra di loro si accoppiano.

Luigi, teso ed emozionato, dagli studi di giurisprudenza ad una platea di duemila persone che ogni tre minuti, lo ricopriva di applausi e complimenti, ha aperto la manifestazione facendo anche da “anchorman”. “Amo questa terra ed è qui che voglio crescere e restare”. Un terreno scivoloso quello in cui poi si è addentrato quando ha accusato “la politica negli ultimi anni non ha fatto nulla ed al peggio non c’è mai fine, è bene che cali il sipario sul governo Crocetta che è un treno destinato a deragliare”. Dimenticando che non può più deragliare in quanto si è fermato al capolinea.

Ha dimenticato pure che padre e zio hanno governato Messina  negli ultimi 10 anni e che Crocetta a Palermo ce l’hanno portato loro. Anche Miccichè e la Polverini, proveniente dalla Regione Lazio, sembrano ignorare questo particolare. La Polverini ha definito Crocetta il “peggior presidente”, e Miccichè ha raddoppiato: “ Abbiamo avuto il peggior presidente della Regione ed il peggior presidente dell’Ars”. Inutile dire che se il peggior presidente dell’Ars fosse caduto nelle sue braccia, sarebbe diventato il migliore presidente della storia siciliana. Su Ardizzone, Gianfranco Miccichè, farebbe bene a non allargarsi tanto anche perché di galantuomini non si intende tanto.

Per tornare al protagonista del Palacultura ha detto tra l’altro: “So che sono fortunato, ha ammesso candidamente e questo lo devo ai miei genitori- ha concluso Luigi Genovese- Voglio dimostrare di essere capace. Non capace di prendere voti, ma di progettare e costruire. Studio a Roma, avrei potuto tranquillamente restare nella mia zona di confort. Invece ho deciso di no, questa è una mia scelta e questa non è la mia zona di confort. Citando Steve Job voglio dire siate affamati, siate folli. Questa candidatura è una mia scelta, dobbiamo puntare alla felicità. Io ci credo”.

Seduto in prima fila il padre ha mandato il suo messaggio: nonostante Corsi d’oro 1 e corsi d’oro 2, nonostante l’operazione Matassa io sono qui e mi concedo anche il lusso di dirottare una mole di voti che peseranno e  manda in campo uno studente alla sua prima esperienza politica, in un’Ars a 70 non più a 90 deputati, una giungla. La foto che ritrae Luigi tra la Polverini, Miccichè ed Armao (che hanno iniziato a far politica quando lui non era ancora nato) è emblematica ed anche le loro dichiarazioni “spazio ai giovani” non corrispondono alla realtà perché altri giovani (dal cognome sconosciuto) spazio non ne trovano in Sicilia neanche come delegati ad un’assemblea di condominio.

Ma tutto questo al pubblico del Palacultura non interessa, quando dalla sala qualcuno grida “viva la famiglia Genovese” scatta la standing ovation. E nessuno, proprio nessuno, che arrossisca almeno un po’. Che tristezza.

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