Caltavuturo (Palermo) Il candidato M5s cugino di un mafioso. “Non si è rifiutato di pagare il pizzo al clan di Trabia”

Avrebbe eseguito gratuitamente lavori per una ditta in odor di mafia non rifiutandosi di pagare il pizzo. A quattro giorni dalle elezioni finisce nella bufera un candidato di M5s all’Ars. Lui è Giacomo Li Destri, di Caltavuturo (Palermo), cugino omonimo di un imputato di mafia, ritenuto punto di riferimento del clan di Trabia, sul quale pende una richiesta di condanna a 14 anni di carcere. Li Destri è personaggio di spicco, nel mondo grillino: è l’imprenditore che ha realizzato la trazzera finanziata dai deputati regionali di M5S dopo il crollo del viadotto Himera sull’autostrada Palermo-Catania.

Il Li Destri candidato non è indagato, anzi è considerato parte lesa e la sua azienda è nella white list della prefettura. E ci tiene a sottolineare la sua distanza dal parente imputato: “Siccome la macchina del fango si è già attivata, deve essere chiara una cosa: non ho più rapporti con mio cugino da quasi trent’anni per motivi familiari che chiedo a tutti di rispettare. Lui è stato coinvolto nell’inchiesta “Black cat” e dagli stessi atti emerge come lui stesso chieda notizie di me ad altre persone”. Ma proprio dalle carte emergerebbe dell’altro.

I fatti dell’indagine risalgono al periodo 2013-2014.  Scrivono gli inquirenti: “Li Destri stava eseguendo dei lavori sulla strada provinciale 8 che collega Caltavuturo a Valledolmo, territorio che interessava anche Polizzi Generosa. Pertanto il mafioso di Caltavuturo, Li Destri Giacomo, aveva informato il cugino imprenditore (il candidato, ndr) di recarsi da Scola Antonio Maria perché referente della zona… ma in ossequio al rispetto della competenza territoriale, lo Scola lo aveva invece indirizzato a Valledolmo da tale “Mario””. Stando alle intercettazioni, dunque, i rapporti fra i due cugini sarebbero tutt’altro che inesistenti.

A commento di un’altra conversazione intercettata tra Li Destri (il cugino a processo) e un certo Contino, gli inquirenti annotano: “Da questi tratti di conversazione si evince che i due soggetti parlano di un lavoro che starebbe eseguendo il cugino di Li Destri Giacomo. Il Contino fa capire che questi si era presentato per la “messa a posto” da Scola Antonio e che questi gli ha detto che si doveva presentare da Cascio Mario Rosolino per competenza territoriale”.

“Dal tenore delle conversazioni intercettate – scrivono ancora i pm – emergeva che Giacomo Li Destri (il presunto mafioso) chiedeva a Mario Rosolino Cascio, referente per la famiglia mafiosa di Valledolmo, come si stesse comportando suo cugino, quest’ultimo replicava affermando che l’imprenditore in questione gli aveva rullato il piazzale senza alcun costo, opera effettuata a titolo di “messa a posto”. Dice Cascio: “Mi è venuto a rullare il piazzale…ed una lira non l’ha voluta…che io volevo pagare…gli ho detto almeno la nafta pagatela…si è comportato bene”. E Li Destri (il cugino a processo) di rimando: “Deve collaborare…deve aiutare a spingere la croce”.

Secondo gli inquirenti, come raccontato anche da Meridionews, “oltre ai lavori eseguiti a titolo gratuito a Cascio, si “deduce” che l’imprenditore grillino “ha corrisposto il pizzo per i lavori che stava eseguendo nel territorio di sua competenza”. Circostanza, questa, negata dall’imprenditore anche ai carabinieri che lo hanno interrogato.

I genitori dei due cugini Li Destri, Domenico e Francesco, gestivano insieme un’impresa edile e furono arrestati nel 1996 in un’inchiesta sugli appalti truccati nella zona delle Madonie. Il papà del candidato M5S, poi deceduto, era stato condannato in via definitiva per turbativa d’asta.

Caltavuturo
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