ESCLUSIVO. Le nuove mafie di Vizzini

Vizzini , centro che si trova ai piedi degli Iblei, a cavallo delle province di Catania, Ragusa e Siracusa, in mano da 30 anni a un gruppo di pastori tortoriciani che hanno investito in terreni ed eolico, vira pericolosamente verso….Tirana. Per la Distrettuale antimafia di Catania la nuova Bidi, così si chiamava Vizzini migliaia di anni fa, è diventato il fortino operativo e logistico per la droga proveniente dai fornitori albanesi. Lo aveva anticipato l’indagine Ciclope 2 che mesi fa ha disarticolato il gruppo che fa capo a Michele D’Avola, storicamente indicato come il punto di riferimento della malavita in questa terra di i confine dove i vittoriesi ne eliminarono tre di botto anni addietro presso l’abbeveratoio che si trova all’ingresso del paese sulla strada che porta a Siracusa. Il presunto boss ha avuto la capacità di creare una rete di spaccio che arrivava a smerciare lo stupefacente albanese nel calatino-e c’era stata un’operazione di rimbalzo 9 anni fa finita a Milazzo via Scordia-Paternò- in alcune zone del siracusano e anche in diversi comuni iblei, che non rientrano sotto l’influenza degli stiddari. Parliamoci chiaro: è gruppo mafioso che resta ancora ai margini, ma che può contare su alleanze importanti come quella dei Santapaola di Catania e dei Nardo di Lentini. Due clan che – come emerge dalla maxi inchiesta Kronos – hanno siglato un accordo per ricompattare la cupola di Cosa nostra catanese da Lentini, passando per Palagonia, fino a Catania e Sferro -Paternò. La novità è , invece, un rafforzarsi dei Carateddi, ovvero il gruppo Sciuto-Tigna. Che è fortissimo anche a Scordia.

Vizzini, insieme a Francofonte e Grammichele, tra il 2012 e il 2013 è stata al centro di una faida intestina alla cosca di Michele D’Avola. Salvatore Navanteri approfittando della sua carcerazione avrebbe cercato di assicurarsi il trono del padrino riuscendo a reclutare alcuni soldati di D’Avola. Un piano ambizioso che aveva però suscitato le ire dei picciotti rimasti fedeli al capo. Il 3 marzo 2013 a Mineo viene ritrovato il cadavere carbonizzato di Michele Ragusa, scomparso dal novembre del 2012. Vizzini è il teatro di due omicidi: Signorino Foti ucciso il 9 marzo 2013 e quello di Gregorio Busacca ammazzato il 13 marzo dello stesso anno. Quattro mesi dopo, il 6 luglio, venne denunciata la scomparsa di Michele Coppoletta (gli inquirenti della Dda di Catania parlarono di un caso di lupara bianca, ). In piena estate, l’8 agosto 2013, fallì l’agguato nei confronti di Salvatore Navanteri. Il boss rimane ferito all’occhio e si presentò all’ospedale di Lentini. L’intenzione era quella di rispondere alle pallottole, ma quando si accorse che uno dei sacchi delle armi scomparve dalla sua proprietà tornò nel Nord Italia con la moglie. Fu’ il blitz Ciclope a fermare la faida. Navanteri venne arrestato a Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona.

La novità fattuale di ieri e di oggi. Navanteri, nella sua battaglia ingaggiata contro D’Avola, avrebbe avuto l’appoggio del clan Cappello di Catania. Un elemento che rimescola i tasselli dello scenario criminale della mafia catanese in direzione Iblei . Forse i Cappello volevano approfittare della faida per allargare il bacino di potere criminale e creare alleanze anche fuori dai confini storici dei loro affari. Il tentativo sarebbe miseramente fallito, grazie all’intuizione di un giovane ufficiale dei carabinieri. Lo stesso che stava rileggendo fatti di sangue vizzinesi in salsa tortoriciana. Il cronista aggiunge che ci sono tre pentiti accreditati presso la DDA etnea. E che dalla Procura di Caltagirone fanno capire che è in atto una nuova riflessione che ” scarica” Vizzini da vecchie gerarchie e riposiziona anche l’asse messinese, meglio nebroidea. Accentuando la lettura del filone che porta anche a Barcellona e che chiude il cerchio con gli eredi di Francesco La Rocca, il boss del Calatino che faceva da mediatore con l’asse ennese. Che finisce a Capizzi. Inizialmente legato all’eolico che sfregia il paese dallo Scalo alla vecchia Ragusana. Mafia letta con interesse solo dopo aver accertato che Nitto Santapaola in fuga da Barcellona si era rifugiato in agriturismo che da Vizzini conduce a Monterosso Almo. Per poi finire braccato tra i boschi di Mazzarrone

Nitto Santapaola
Nitto Santapaola
Francesco La Rocca
Francesco La Rocca