La figlia di Salvatore Riina ai giornalisti: rispetto o vi denuncio

Riina è morto alle 3,37 del 17 novembre. Non è sopravvissuto agli ultimi due interventi e a cinque giorni di coma. Era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma, in regime di 41 bis, il carcere duro per i reclusi più pericolosi, ormai da 24 anni. L’autopsia è stata disposta “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti”, ha spiegato il procuratore di Parma, Antonio Rustico.

I familiari non sono riusciti a incontrarlo prima che morisse, nonostante il permesso straordinario ricevuto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri, viste le condizioni del detenuto, aveva autorizzato la visita. Secondo indiscrezioni, la figlia minore del boss è rimasta a Corleone. Riina aveva quattro figli: uno è detenuto e sta scontando l’ergastolo per quattro omicidi, mentre il minore, dopo una condanna a otto anni per mafia, è sorvegliato speciale. La più piccola delle due figlie femmine vive a Corleone, la maggiore invece si è trasferita da anni in Puglia.

La lotta contro la mafia è lunga e non bisogna sottovalutarne la presenza in tutte le realtà del Paese. In passato è stato fatto e credo che abbia agevolato le organizzazioni criminali” ha detto il ministro della giustizia Andrea Orlando intervenendo all’inaugurazione di una villa confiscata alla criminalità organizzata a Sarzana (La Spezia) che diventa una casa famiglia. “Dobbiamo sapere però che questa guerra viene fatta oggi con strumenti più forti: l’approvazione recente del codice antimafia consente una capacità di aggressione dei beni patrimoniali della mafia da parte dello Stato e anche un servizio più efficiente di questi beni. Lo Stato ha più forza per contrastare questi fenomeni” ha aggiunto il ministro.

“La successione di Riina scatenerà una guerra anche all’interno delle carceri ed in particolare nei 13 istituti penitenziari dove sono in cella 740 detenuti per reati di criminalità organizzata e terrorismo in regime di carcere duro”, ha detto Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia Penitenziaria. “È da quanti sono sottoposti al 41 bis che bisogna aspettarsi ‘pizzini’ di ordine ai clan del mandamento di Corleone per indicare da subito i reggenti provvisori ed in tempi medi affermare la supremazia del nuovo boss dei boss”. “Non bisogna inoltre dimenticare – sottolinea il sindacalista – che pian piano stanno tornando in libertà decine di vecchi capi mafia”

“La morte di Riina non vuol certo dire la fine delle mafie. Bisogna continuare a contrastarla con tutte le forze spiegando alla gente che la mafia fa sempre male, anche quando sembra risolvere certi problemi. Invece la mafia è la causa del sottosviluppo di interi pezzi di società”, ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, a margine del Social Festival di Torino.

carcere di Parma
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Ninetta Bagarella
Ninetta Bagarella