CORLEONE (Palermo) Tumulazione blindata al cimitero per Totò Riina. Solo pochi familiari attorno alla bara del padrino

Tutto era pronto per la tumulazione di Totò Riina nel cuore della notte. Tumulazione rapida e blindata. Per evitare qualsiasi ostentazione da parte dei familiari del capo dei capi. Al cimitero di Corleone, erano stati montati anche dei fari, mentre un cordone di polizia e carabinieri teneva a distanza giornalisti e curiosi. Ma ieri sera, a sorpresa, il carro funebre partito da Parma, scortato da alcuni parenti del boss, si è imbarcato sul traghetto Napoli-Palermo.

Tumulazione dunque stamattina. Niente funerali pubblici, vietati dal questore Renato Cortese. Però di buon mattino, la salma di Riina fa il suo ingresso in una delle strade principali di Corleone per arrivare al cimitero. Un arrivo che non è passato inosservato. Mentre c’è già un piccolo giallo in paese: il bar della piazza principale, che espone i quadri della figlia del padrino, è chiuso per ferie. Ferie per sei giorni. Strane ferie che sanno di chiusura per lutto.
Il carro funebre della ditta Nicosia di Corleone con la salma di Riina ha viaggiato nella pancia del traghetto della “Grandi navi veloci”, accompagnato dalla moglie del capo dei capi di Cosa nostra, Ninetta Bagarella, dalla figlia primogenita Maria Concetta e dal genero Vincenzo Bellomo, il marito dell’altra figlia, Lucia. Salvo Riina, il terzogenito condannato per mafia e in libertà vigilata a Padova, ha avuto solo il permesso di prendere un aereo Venezia-Palermo, è arrivato ieri sera all’aeroporto Falcone-Borsellino dopo uno scalo a Roma. Nessun permesso per Giovanni Riina, il secondogenito di Riina che a 40 anni è rinchiuso all’ergastolo da quando ne aveva 25, per aver commesso alcuni omicidi.

Ci sono solo pochi familiari attorno alla bara del padrino, mentre il sacerdote impartisce una veloce benedizione. Poi, la tumulazione nella tomba di famiglia.

Fra queste lapidi ci sono adesso tutti i capimafia che hanno segnato una drammatica stagione di sangue. A pochi metri dalla tomba di Riina, c’è quella di Bernardo Provenzano, l’amico e il compagno di una vita criminale. Poco oltre, la tomba di Luciano Liggio. Quanti misteri in pochi metri. Ma questo non è solo il cimitero dei mostri, è anche il cimitero degli eroi, dei martiri.

Calogero Comaianni, la guardia campestre che per primo arrestò Luciano Liggio, il gran padrino di Riina e Provenzano, era il 1945. Placido Rizzotto, il sindacalista che per primo comprese cosa stavano diventando i nuovi mafiosi di Corleone, era il 1948: ciò che resta del suo corpo, all’epoca scaraventato in una foiba, ha avuto sepoltura solo cinque anni fa. Sia Comaianni che Rizzotto sono rimasti senza giustizia, in entrambi i casi Liggio fu assolto per insufficienza di prove. Sono i misteri di Corleone che Riina si è portato nella tomba. Assieme a tutti gli altri.

«Ma già da qualche tempo Corleone guarda ormai decisa a un futuro nuovo», dice il vice prefetto Giovanna Termini, una delle tre commissarie del Comune sciolto per mafia. «La nostra azione, che punta al ritorno di un percorso di legalità nella macchina comunale, vuole essere anche un sostegno alle tante forze sane della società. Questa è un’occasione importante per scrollarsi di dosso lo stereotipo della mafia, che è un peso terribile». Le commissarie hanno avviato diversi contatti con gruppi e associazioni. «Istituzioni e società civile stanno facendo già un percorso importante – dice un’altra commissaria, Maria Cacciola  – si respira un’aria nuova a Corleone».

Qualche tempo fa, alla prima iniziativa in ricordo del piccolo Giuseppe Letizia, ucciso nel 1948 a 12 anni perché testimone del delitto Rizzotto, c’erano tantissimi studenti in festa, assieme ai rappresenti delle istituzioni. Adesso, invece, attorno alla tomba di Riina, ci sono solo una ventina di parenti.maxresdefault

Bernardo Provenzano
Bernardo Provenzano
Luciano Liggio
Luciano Liggio
Totò Riina
Totò Riina