Agrigento

Mafia Agrigentina, anche le tentate estorsioni ai Centri di Accoglienza

Ha suscitato un certo scalpore tra le popolazioni interessate la massiccia operazione dei carabinieri di Agrigento che questa notte un’ordinanza di custodia cautelare ha portato all’arresto di ben 56 mafiosi. La mafia agrigentina, orfana del boss Giuseppe Falsone, cercava di affondare le mani persino sull’accoglienza dei migranti. Un affare ritenuto redditizio. Le indagini dei carabinieri hanno svelato due episodi di tentata estorsione. Erano 15 i minori ospiti nella struttura e già il sindaco di Cammarata, Vito Mangiapane, aveva visto la figlia assunta “approfittando della sua posizione”, scrive il giudice Serio che definisce Mangiapane anche “uno dei contatti diretti” di Calogerino Giambrone . L’estorsione e anche le assunzioni suggerite non vanno poi  a buon fine scatenando l’ira di Giambrone.

In un altro caso, la tentata estorsione alla coop San Francesco di Agrigento,  la struttura sarebbe stata messa su direttamente con le autorizzazioni comunali  ottenute grazie ai buoni uffici di Cosa nostra. Un affare mai realizzato ma sul quale i progetti della mafia agrigentina erano quelli di ottenere non solo assunzioni ma anche una percentuale su ogni migrante accolto e il 40 per cento degli introiti della struttura.

      L’indagine è durata oltre due anni e si è avvalsa di intercettazioni, pedinamenti, testimonianze delle vittime di estorsione. Chi non si piegava al pagamento riceveva atti intimidatori. Come la Ediltec di Mussomeli che nel 2014 si stava occupando della riqualificazione di piazza Messina a San Biagio Platani. Dopo avere tentato di imporre la fornitura da parte di una ditta e l’assunzione di un uomo del clan, i boss agrigentini alle prime resistenze alzano il tiro e inviano una busta con proiettili al titolare, gli fanno trovare una bottiglia di benzina e infine gli bruciano un macchinario. Il titolare alla fine si piega alle imposizioni di Cosa nostra. Un importante contributo alle indagini è arrivato anche dalle dichiarazioni dei pentiti. Soprattutto quelle di Vito Bucceri, l’ultimo mafioso agrigentino che ha scelto di svelare i nuovi assetti di cosa nostra nella provincia e che è attualmente detenuto. Infine sono state sequestrate le aziende V. & F. Group srl di Agrigento, Mg Giochi di Traina Nazarena con sede a Cammarata, il centro scommesse “GoldBet” di corso Umberto I a Casteltermini e LI.Ve.Ca. srl con sede a Racalmuto. Sigilli anche ai patrimoni aziendali delle imprese individuali di Stefano Valenti, Gerlando Valenti e Vincenzo Spoto.

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