Tribunale Caltanissetta

Anno giudiziario di Caltanissetta: la delinquenza minorile in grande ascesa

La delinquenza minorile, così come in passato, continua ad imperversare soprattutto a Gela e in particolare nel settore degli stupefacenti, dei danneggiamenti, dei reati contro il patrimonio e continua l’aggressiva cooptazione di minori da parte delle organizzazioni criminali mafiose operanti sul territorio. E’ quanto emerge dalla relazione illustrata dal presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Allarmante l’incremento delle iscrizioni per il reato di pedopornografia minorile per il quale è stato rilevato un aumento del 200%. Numerose anche le segnalazioni relative ad ipotesi di tentato suicidio ovvero di istigazione al suicidio, ricondotte più o meno direttamente al perverso gioco che ha trovato temibile diffusione sulla rete internet tristemente noto come “Blue Whale”.

Dall’1 luglio 2016 al 30 giugno 2017 il Tribunale di Caltanissetta, dove è stata istituita la sezione specializzata in materia di protezione internazionale nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale, ha definito 1.043 procedimenti rimanendo pendenti, al 30.6.2017, n.1.332 procedimenti”. “I paesi di provenienza più rappresentati nel 2017 sono Nigeria, Guinea, Pakistan Bangladesh e Costa d’Avorio.  Seguono Mali, Senegal, Gambia, Eritrea, Sudan.

Rispetto al 2016, anche nel panorama del contenzioso nisseno, diminuiscono gli eritrei, aumentano gli ivoriani, si confermano i nigeriani ed emerge la novità Pakistan, in particolare regione del Punjab, da cui provengono molti dei richiedenti protezione ospitati nel centro di Caltanissetta”. Tuttavia “è emerso che nella regione del Punjab, non è stata riscontrata una situazione di conflitto armato”.

Per quanto riguarda lo status di rifugiato gli accoglimenti delle domande di protezione sussidiaria, ridotte rispetto alle altre forme di protezione, hanno riguardato, da ultimo, persone dichiaratamente omosessuali”.  Il presidente della Corte d’appello ha rilevato che il forte flusso migratorio “impone il rafforzamento degli organici”.  Il personale amministrativo rimane infatti carente in tutte le sedi del distretto (Caltanissetta, Gela e Enna), così come l’organico della magistratura.

Nel distretto di Caltanissetta i processi penali aumentano dell’11% (341 rispetto ai 307 dell’anno precedente) mentre quelli definiti sono stati il 12 per cento in più rispetto a quelli dell’anno precedente.  Il tasso di smaltimento per i processi al dibattimento è aumentato all’87% (30% nell’anno precedente).

Per quanto riguarda la giustizia civile, si rileva che i nuovi processi sopravvenuti nell’anno in esame sono stati complessivamente n.4.495 (n.4.305 nell’anno precedente) con un aumento percentuale del 4% (-9% nell’anno precedente).

La durata media dei processi è rimasta invariata (278 giorni rispetto a 280 giorni dell’anno precedente).  Questo quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, illustrata in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario.

Cosa Nostra continua ancora ad imperversare nel territorio di Caltanissetta. La mafia continua ad essere presente nonostante le tante operazioni antimafia messe a segno dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. In particolare oltre a Cosa nostra, presente a Gela con le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello, fanno sentire la loro presenza anche la Stidda e il gruppo Alferi di Gela, detto “terza mafia”.

Le organizzazioni mafiose, “dopo la stagione del pentitismo ma soprattutto dopo la cattura della grande totalità dei latitanti di mafia palermitani”, hanno cambiato strategia inabissandosi, ma solo in maniera apparente. Si tratta di un’organizzazione saldamente strutturata nella provincia Nissena nei quattro mandamenti di Vallelunga Pratameno, Mussomeli, Riesi e Gela e anche a Enna, mentre la Stidda è presente soprattutto a Gela dove convive con Cosa Nostra sulla base di una pax mafiosa stipulata nel 91.

A Gela in particolare, Cosa nostra ha tentato di riorganizzarsi. Il regista sarebbe stato un noto uomo d’onore, “Alessandro Barberi, consuocero del capomafia Giuseppe Madonia che, riottenuta la libertà dopo una detenzione ventennale, ha ricomposto le fila della famiglia nissena”, “nominando sul campo, quale suo diretto referente, Gian Luca Pellegrino, giovane rampante”. Tentativo però stroncato da un’inchiesta giudiziaria che nel 2016 è culminata con 26 arresti. Un altro colpo è stato poi inflitto al clan Rinzivillo, lo scorso 4 ottobre, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo.

Ancora una volta la Corte di Appello nissena si riconferma fronte istituzionale deputato a statuire sui delitti di terrorismo mafioso in danno di uomini delle istituzioni pericolosi per l’assetto del potere mafioso e la cui eliminazione è un preciso e privilegiato obiettivo strategico dell’organizzazione in un’ottica perversa di “prevenzione mafiosa”.

E’ quanto ha affermato il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, introducendo, nella sua relazione, i processi sulle stragi di via d’Amelio e Capaci celebrati dalla Corte d’Assise di Caltanissetta ed entrambi conclusi.

Giuseppe Verzera

Maria Grazia Vagliasindi