LA BARCA DEL SALE di Giuseppe Sicari

E’ apparso in libreria, dopo una faticosissima gestazione, l’ultima creatura del giornalista – scrittore Giuseppe Sicari, La Barca del Sale, per i tipi della PUNGITOPO, saggiamente guidata dal suo mentore, Lucio Falcone.
Questo libro nasce, si legge nella postfazione di copertina, come una sfida alla malasorte e alla jella. “Ne avevo cominciato la stesura nella Primavera del 2015, dopo un severo intervento chirurgico e la successiva, stressante chemioterapia. Alla fine di quell’anno, poi, un micidiale virus si è insediato nel mio notebook, distruggendone tutti i file. Fra una tac e l’altra, fra un day hospital e l’altro, ho faticosamente ricostruito il brogliaccio, aiutandomi con qualche appunto che avevo casualmente conservato.
Estate del 2017: mentre mi accingo ad allestire per il mio editore il pro – manuscripto, ecco un’altra invasione di virus informatici. Questa volta, però, li ho fregati con l’aiuto di una provvidenziale pen drive sulla quale avevo registrato tutto. A scanso di ulteriori inconvenienti, mi astengo dunque, dalle previste rifiniture e licenzio il testo cos’ com’è”. E ne è vento fuori un libro che ti coinvolge, ti appassiona e dopo Bengodi, Macondo e Cuccagna, ecco un paese immaginario (ma non troppo): Castel Rinaldo. Questo luogo, più reale che immaginario, è stato scelto dal nostro scrittore come teatro delle sue storie, anche come immaginarie (ma non troppo), storie sospese nel tempo e dal sapore di favola, anche se con forti connotazioni di vissuto.
L’atmosfera di Castel Rinaldo ricorda molto la Sicilia: la suggestione è stimolata non soltanto dalle vicende e dai personaggi, ma anche dall’incorreggibile vezzo del nostro autore di ricorrere a forme lessicali tipiche dell’Isola. Le storie si sviluppano con ritmo serrato e coinvolgente, e qui viene fuori la stoffa mai sgualcita del grande giornalista, secondo i collaudati canoni delle affabulazioni popolari. Hanno ora un andamento epico, ora di una pantomima, ora di una rappresentazione dell’opera dei pupi, ma sono sempre accompagnate da una pungente e sorniona ironia che tutto sdrammatizza e tutto riduce a un sorriso, a volte anche amaro.
Giuseppe Sicari è nato a Capo d’Orlando e ormai da troppi anni vive a Roma per essere considerato siciliano doc anche se legato profondamente alla sua terra. È stato caporedattore del Tg1 e per otto anni ha insegnato Comunicazione radiotelevisiva presso la prestigiosa Università della Tuscia. Ha pubblicato saggi e opere di narrativa: Cognomi e soprannomi fra Capo e Naso (2005, Gelsomina di Sicilia (2006), Il Santo Marrano (2010), La kippà di Esculapio (2012), Le isole vagabonde (2013).
Nonostante gli anni che incalzano inesorabilmente e qualche acciacco di troppo Giuseppe Sicari dimostra una vitalità intellettuale degna di un ottimo giovane scrittore. Gli anni del prof. Giuseppe Sicari, purtroppo, non ve li possiamo dire, non per una sorta di pudore personale e che non li ricordiamo, perdonateci!