Rivolta e incendio all’hotspot di Trapani. 60 tunisini tentano la fuga ma interviene la polizia.

Il segretario generale provinciale del Siulp, Quattrocchi, un po’ preoccupato per quello che si è verificato all’hotospot di Trapani, l’incendio ai locali e il tentativo di fuga di sessanta tunisini, commenta amaramente: “Devono essere valutate attentamente le condizioni dell’organico per fronteggiare queste situazioni. Venti uomini rispetto a sessanta potrebbero essere un numero proporzionato in condizioni diverse ma qui parliamo di gente disperata che non ha nulla da perdere. Se si fosse verificata, la fuga di massa avrebbe potuto rappresentare un problema anche per la sicurezza dei cittadini. E nonostante tutto quello che è accaduto la reazione della polizia del reparto mobile è stata altamente professionale e ha scongiurato più gravi conseguenze. Chiederemo un incontro con il questore di Trapani”.

“Dopo i centri di Lampedusa e Caltanissetta, adesso anche quello di Trapani ha subito gravi danni. Pare che aggredire le forze di polizia e bruciare i centri di accoglienza sia ormai prassi consolidata da parte degli ospiti extracomunitari. Chiediamo maggiore attenzione da parte delle istituzioni”, dice Antonino Piritore, segretario generale dell’Ugl Polizia di Palermo . La segreteria di base del sindacato MP: “A fare le spese della rivolta ieri al centro migranti di Milio di Trapani sono stati come sempre accade gli agenti di polizia impegnati nei tanti delicati scenari di disordine pubblico. Forse alla luce di ciò che accade sarebbe opportuno disquisire anche sull’incolumità degli operatori delle forze dell’ordine, i quali ad oggi non sono nemmeno tutelati da un’assicurazione per gli infortuni sul lavoro”.