Dopo Sciacca anche a Licata emergenza avvelenamenti cani randagi. Oggi vertice con Nello Musumeci

Dopo Sciacca emergenza avvelenamenti anche a Licata, nell’Agrigentino. La denuncia arriva dal Centro studi del Movimento animalista e dal suo responsabile, Rinaldo Sidoli: “Gli animalisti hanno raccolto a Licata più di 50 esche e salvato due cani, ma mancano all’appello tantissimi randagi”.
“Continuano ad arrivare segnalazioni su corpi devastati dal veleno. È un’emergenza senza precedenti – aggiunge -. Dopo Sciacca, la strage di Licata. Ora basta, lo Stato deve reagire con determinazione. Non lasciamo soli i volontari siciliani, sono un esempio di coraggio e di grandi valori. Sono la speranza per educare alla legalità”.
A Sciacca nelle ultime settimane polpette avvelenate hanno fatto strage di randagi: sarebbero circa 30 quelli uccisi e nei giorni scorsi si è tenuta anche una manifestazione di animalisti che ha sfilato per la città con attivisti provenienti da tutta la Regione.
Il randagismo in Sicilia richiede la dichiarazione dello stato di emergenza, permettendo alle autorità pubbliche, centrali e regionali, di ricorrere ad interventi speciali, misurabili e a termine. Una posizione chiara quella dei veterinari che, dopo i casi di Sciacca, chiedono anche norme più stringenti per l’accesso ai veleni.
E questo pomeriggio il presidente della Regione, Nello Musumeci, incontrerà i rappresentanti delle associazioni animaliste per confrontarsi proprio sul tema del randagismo nell’Isola. Così come avevo preannunciato, subito dopo la strage di cani a Sciacca – dice Musumeci – il mio governo vuole accendere un riflettore su una tematica che investe tutta la Sicilia e che sta a cuore a molti. Vogliamo capire se c’è qualcosa che non va nella legge 15/2000 e quindi bisogna procedere con una modifica della norma o se non hanno funzionato i controlli e gli adempimenti che ogni soggetto chiamato in causa avrebbe dovuto compiere. Questo incontro servirà a capirne di più, per poi prendere una decisione corretta”.