Andrea Lo Castro

Operazione “Beta”, il collaboratore conferma le sue accuse

Il collaboratore di giustizia Biagio Grasso punta il dito ancora una volta sull’avvocato Andrea Lo Castro e lo accusa che non era estraneo a “Cosa nostra”. «Faceva parte del direttorio dell’associazione», ha ribadito ieri in Corte d’assise l’imprenditore milazzese nel corso di una nuova udienza dedicata all’inchiesta denominata “Beta”, sulla cellula di “Cosa nostra” catanese in riva allo Stretto. Un sodalizio che, secondo quanto accertato dai carabinieri, dettava legge a Messina mediante la famiglia Romeo-Santapaola.

Grasso ha risposto alle domande dei pubblici ministeri presenti in aula Fabrizio Monaco e Liliana Todaro, che continueranno a chiedergli di descrivere dinamiche del gruppo e fatti circostanziati nella prossima udienza, fissata l’8 gennaio.

Contestualmente, il collegio composto dai giudici Grasso (presidente), Silipigni e Monforte ha rigettato le richieste di rito abbreviato “condizionato” avanzate dai difensori nell’interesse dell’ingegnere Raffaele Cucinotta, Gaetano Lombardo, Silvia Gentile, Fabio Lo Turco e Stefano Barbera.

Di fatto, quindi, ieri è stato avviato il dibattimento, che proseguirà all’inizio del 2019, e nel quale sono impegnati gli avvocati Rosso, Briguglio, Santonocito, Carlo Autru Ryolo, Celi, Favazzo, Tancredi Traclò, Pantano, Lizio, Giacobello, Silvestro e Billè.

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