Strada della Valle del Fitalia

Storia di usura alla banca della Valle del Fitalia

“Cravattari” dietro lo sportello bancario. Secondo le vittime, prestavano denaro a interessi usurari che oscillavano fra il 66 e il 179 per cento. Furono  sette le persone raggiunte da altrettanti avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Patti, a conclusione delle indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Messina e dalla Guardia di finanza di Sant’ Agata di Militello. In cinque o sospettati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere che aveva organizzato un sistema creditizio parallelo a quello bancario: il denaro veniva offerto, con vertiginosi tassi di interesse, a imprenditori, artigiani, commercianti e privati cittadini dell’ hinterland dei Nebrodi e della zona tirrenica della provincia di Messina. Epicentro di questo vorticoso giro di denaro, un piccolo centro: Longi, nel cuore del parco dei Nebrodi. Qui ha sede, con un solo sportello, la Banca di credito cooperativo Valle del Fitalia, il cui ex direttore generale, Paolo Motta, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, ex calciatore dell’ Igea Virtus e del Milazzo, si sarebbe adoperato, con la complicità di altri bancari, a concedere i prestiti a centinaia di clienti, pretendendo interessi stellari. In particolare, nel corso delle indagini è stato accertato che, proprio grazie alla loro posizione, l’ ex direttore generale e un dipendente dell’ ex Banca del Sud di Messina, Giuseppe Cardullo, 52 anni, messinese, si erano creati un proprio bacino di utenza, composto da soggetti in condizioni economiche disagiate, che non erano in condizione di ricorrere al normale mercato creditizio.

Assieme a Motta e Cardullo, con l’ accusa di associazione a delinquere finalizzata all’ usura, furono indagati Sebastiano Calandi,  di Longi, Hilda Brandner,  di origine russa, residente a Longi, e Loredana Tartivita,  di Messina. Con la sola accusa di usura  furono  indagati Giovanni Munafò,  e Pietro Madafferi, 46 anni, entrambi messinesi. Quando la notizia delle indagini in corso è arrivata alla banca, Motta si  dimise dal suo incarico. Nell’ambito del procedimento penale la Direzione investigativa antimafia e la Guardia di finanza richiesero e ottennero dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina l’applicazione della sorveglianza speciale e il sequestro cautelare dei beni personali di Paolo Motta: un fabbricato, un terreno, due fondi rustici, il 5 per cento del capitale sociale di un’azienda e titoli azionari, il tutto per un valore di 700 mila euro. La sezione penale della corte d’appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro gli ha inflitto cinque anni di reclusione e 9mila euro di multa, riducendo la pena rispetto ai 6 anni, 8 mesi di reclusione e 16mila euro di multa, inflitti in primo grado. Paolo Motta è molto conosciuto da queste parti in quanto che da moltissimi anni ricopre incarichi con la banca nebrodense.