Panorama di Avola

Quel Natale di sangue di 50 anni fa

Il 2 dicembre 1968 ad Avola, non è giorno di raccolta. Le arance ormai mature aspettano negli agrumeti mentre sull’asfalto rimbalzano decine di bossoli di mitra e pistole. Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona, braccianti a 3.100 lire al giorno, cadono colpiti a morte dalla polizia. Avevano 47 e 25 anni. Altri quattro lavoratori agricoli finiscono in ospedale feriti gravemente. Sulla statale 115, alle porte di Avola, si cammina tra le carcasse di auto bruciate.

Per tutto il pomeriggio su questo rettilineo a ridosso del mare si è combattuta una battaglia furente e crudele. Alcune centinaia di braccianti hanno fronteggiato circa novanta poliziotti nel corso di un presidio indetto per chiedere un aumento in busta paga di 300 lire. I lampi degli spari in mezzo al fumo dei lacrimogeni, ad un certo punto, hanno lacerato non solo due corpi ma anche, irreparabilmente, il rapporto fra lavoratori e istituzioni.

Già qualche giorno addietro, 32mila braccianti siracusani avevano scioperato invocando un trattamento più dignitoso, un’assicurazione sulle malattie e una pensione commisurata al salario. L’intransigenza dei proprietari agricoli non aveva però concesso spazio ai sindacati. Nessun confronto era stato possibile. Così eccoci a questo 2 dicembre, un lunedì, con una nuova protesta.

L’Italia delle lavatrici e delle prime vacanze sulla neve si prepara al Natale e intanto i raccoglitori siciliani organizzano il loro presidio.

Sulla statale 115 arriva la polizia con l’ordine di ripristinare la circolazione. Dopo i primi lanci di sassi partono le cariche, i lacrimogeni e poi di nuovo le cariche. In ultimo si odono quei colpi d’arma da fuoco, che riecheggeranno a lungo per l’Italia intera. I cortei di protesta per la morte di Scibilia e Sigona si susseguiranno infatti in varie città, a Milano il 3 dicembre è imponente la manifestazione indetta dai sindacati. A Bologna si lanciano pomodori e sassi contro la sede del “Resto del Carlino”, uova e monetina contro la questura. Franco Restivo, Dc e ministro dell’Interno, promette indagini severe, ma non basta. Incidenti si registrano anche a Venezia, Trento e Parma.

campi di arance
campi di arance
 Angelo Sigona
Angelo Sigona