Mafia a Palermo, due boss della nuova Cupola si pentono

Colletti e Bisconti confermano che il 29 maggio scorso i capi dei mandamenti di Palermo si sono riuniti per un’assemblea plenaria. “Lo Piccolo in rappresentanza di Tommaso Natale; Greco per Ciaculli; Mineo per Pagliarelli; Gregorio Di Giovanni per Porta Nuova. Colletti per il paese di Villabate; Bisconti per Misilmeri. Non c’era nessuno per Santa Maria di Gesù e Resuttana”.

Non accadeva dal gennaio 1993, dai giorni dell’arresto di Riina. Perché solo al capo dei capi spettava il potere di convocazione. “Se non muoiono tutti e due luce non se ne vede”, diceva un mafioso nei giorni in cui Riina e il suo socio di sempre, Bernardo Provenzano, stavano già male. Ma la “luce” per la nuova Cosa nostra è durata davvero poco. Anche se Colletti e Bisconti hanno messo in guardia: l’organizzazione è infiltrata in modo pericoloso nell’economia palermitana. E non sono neanche i mafiosi a fare il primo passo: le indagini parlano di imprenditori, commercianti e professionisti che continuano a cercare i boss.

Perché Cosa nostra è tornata al vecchio mestiere di un tempo: la mediazione. Per dirimere controversie, per rilanciare affari, per fare incontrare pezzi di città tanto diversi fra loro. E’ la mafia 2.0. Fra tradizione e modernità. Il prototipo del nuovo padrino è Bisconti: laureato in architettura, faceva l’imprenditore, si vedeva spesso nel locale gestito dai suoi familiari, la “Birroteca Spillo”, uno dei pub più frequentati di Palermo.

Bisconti
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Palermo
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