Anno giudiziario: personale insufficiente e allo stremo, assunzioni bloccate

Si inaugura oggi in Corte di Cassazione l’anno giudiziario e domattina è prevista la cerimonia d’apertura in Corte d’Appello a Messina. Per il Consiglio Superiore della Magistratura interverrà il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, eletto all’organo di autogoverno delle toghe la scorsa estate. Per Messina si tratta del gradito ritorno di un magistrato che ha coordinato brillantemente la Procura ordinaria dello Stretto fino a pochi mesi fa, siglando importanti inchieste.

“Anche quest’anno interverremo alla cerimonia per fare sentire la nostra voce. Dopo due anni, infatti, non è cambiato nulla”, annuncia l’avvocato Patrizia Caccioppo, portavoce messinese del CIAG, la sigla nazionale che raccoglie gli assistenti giudiziari dichiarati idonei con concorso, ma mai entrati in servizio. Questo malgrado il personale della giustizia negli ultimi anni sia andato in pensione in numero massiccio, senza che sia stato rimpiazzato. C’è sempre meno personale in servizio nei vari uffici, al quale viene affidato senza criterio redistributivo il carico di lavoro prima svolto da altri, col risultato che la lentezza dei procedimenti si aggrava sempre di più.

Una situazione particolarmente grave a Messina, tanto da essere al centro della puntata della trasmissione di Rai 3 Presa Diretta dedicata allo stato della giusizitia italiana. “Sarà un’ulteriore occasione per chiedere lo scorrimento integrale della graduatoria ma con tempistiche rapide e certe per consentire alla giustizia italiana di ripartire e per garantire quel ricambio generazionale di cui, finora, si è solo scritto e parlato – spiega Caccioppo –

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, si è sempre espresso in favore di una giustizia diffusa sul territorio, vicina ai cittadini e volta a tutelare i loro diritti. Con l’approvazione della Legge Anticorruzione, meglio definita come “Spazzacorrotti”, è stata accolta anche la riforma della prescrizione, fortemente voluta dallo stesso Guardasigilli ed ancorata ad un importantissimo piano di assunzioni, a fronte di uno stanziamento di 500 milioni di euro. Approvata la Legge di Bilancio, dunque, da via Arenula e da tutto l’Esecutivo si attendono fatti concreti.”

È un dato ormai oggettivo che la lentezza e l’efficacia della giustizia costituiscono parametri imprescindibili ai fini del giudizio sull’efficienza e sulla competitività di un Paese che sempre di più volge lo sguardo ai parametri di giustizia europei. Nel 2016 il rapporto sulla giustizia nell’Unione pubblicato dalla Commissione Europea, bacchettava l’Italia per la lentezza del proprio sistema giudiziario specie per la lunghezza dei processi civili. Peggio di noi soltanto Malta e Cipro. Tra le cause anche i vuoti di organico nei Tribunali e nelle Corti d’Appello.

Da allora le cose sono sensibilmente cambiate soprattutto grazie a politiche d’investimento sul personale amministrativo e su nuovi strumenti telematici. Il concorso, indetto nel novembre 2016 ne è una chiara dimostrazione. Ma non è ancora sufficiente.

Tale situazione si riflette, in particolare, in capo al personale amministrativo della Giustizia che, in molti casi, non riesce più a garantire i livelli essenziali di assistenza amministrativa. Ovviamente, tutto ciò comporta gravi ripercussioni sul lavoro di magistrati, avvocati e di tutti gli operatori del diritto che, quotidianamente, si imbattono in ostacoli pratici e lungaggini di ogni genere.

Procedere a nuove assunzioni diventa fondamentale anche alla luce della progressiva digitalizzazione della Giustizia. Ad aggravare la situazione anche l’arretratezza in cui per anni è stato abbandonato il personale giudiziario e al quale soltanto di recente il Ministero della Giustizia ha deciso di porre rimedio con un decreto dello scorso 15 febbraio con il quale è stata disposta la riqualificazione delle piante organiche. Ecco perché 3.000 assunzioni non sono sufficienti e le restanti 1860 rappresentano un numero troppo esiguo per ovviare alle carenze di personale amministrativo.

La Pubblica Amministrazione italiana può contare sul 70% in meno di dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% rispetto alla Francia. Pochi i volti nuovi, con appena 64mila nuovi dipendenti pubblici mentre aumentano i precari che raggiungono quota 314mila, 25mila in più rispetto al 2015, su cui ancora non si vedono gli effetti delle recenti politiche di stabilizzazione. Un personale vecchio la cui età media si attesta intorno ai 50,34 anni e che cresce di 6 mesi ogni anno.

L’Associazione Nazionale Magistrati, nella persona del suo Presidente Francesco Minisci, il 19 giugno scorso, ha ricevuto una delegazione del Comitato, dicendosi pronto ad appoggiare la richiesta di scorrimento totale della graduatoria definendola una priorità dell’Anm, convinto che il personale amministrativo degli uffici giudiziari rappresenta la spina dorsale della giustizia.

Altre parole a favore del Ciag sono state pronunciate lo scorso 27 giugno, in occasione della Seduta Straordinaria dell’Assemblea Plenaria del Csm, presieduta dal Capo dello Stato Sergio Mattarella alla presenza del Guardasigilli. Questa volta, a farsi portavoce, della necessità di nuove assunzioni negli uffici giudiziari italiani è stato il Consigliere Francesco Cananzi il quale, durante il suo intervento, ha sottolineato che non basta la sola cultura dell’organizzazione senza risorse aggiuntive adeguate.

Forte di aver acquisito nuovi e importanti alleati e convinto che soprattutto grazie di aver acquisito nuovi e importanti alleati e convinto che soprattutto grazie all’immissione di nuove risorse si possa ridurre il divario tra l’attesa di giustizia e la richiesta di quest’ultima da parte dei cittadini, il Comitato continua il proprio lavoro e chiede che il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, compia l’ultimo passo ponendo il sigillo della volontà politica su un provvedimento, l’assunzione di 1860 assistenti giudiziari, ormai indifferibile.

Sebastiano Ardita
Sebastiano Ardita