Le ONG: “Non ci fidiamo della Polizia”

«Noi non ci fidiamo della Polizia». Così hanno messo nero su bianco i legali degli indagati, finiti sotto inchiesta a Trapani per i rapporti troppo stretti tra Ong e scafisti libici, quando, la Procura di Trapani ha comunicato loro l’intenzione di procedere ad accertamenti informatici sulle apparecchiature sequestrate nel corso dell’inchiesta.

L’indagine trapanese sulle Ong, quella esplosa due anni addietro col sequestro della nave Juventa della Ong Jugend Rettet, è tornata così dinanzi al gip. E questo perché i legali degli indagati, gli equipaggi delle navi Juventa e Vos Hestia, quest’ultima appartenente alla Ong Save the Children, si sono opposti alla decisione della Procura di Trapani di affidare alla Polizia scientifica la duplicazione dei contenuti delle apparecchiature informatiche sequestrate.

Hanno scritto di non fidarsi della Polizia «perché dipendente dal Viminale». Il 12 febbraio il gip Cersosimo nominerà un proprio perito, o forse un collegio di periti, nell’ambito dell’incidente probatorio che è stata alla fine la strada preferita dagli indagati. L’accertamento serve alla Procura per accertare, così come hanno raccontato alcuni testi , come gli agenti della seguirti a bordo della Vos Hestia, l’esistenza di una chat, nascosta tra cellulari, satellitari o nei tablet sequestrati, attraverso la quale gli equipaggi delle Ong finite sotto inchiesta tenevano i contatti con gli scafisti libici.

Porto di Trapani
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