Sara La Rosa, un tecnico a servizio della comunità nel tritacarne della politica becera

Capo d’Orlando – In continuità con quanto scritto la scorsa settimana sulle “voci di rimpasto in giunta”, ritorniamo sull’argomento provando a capirci qualcosa, perchè sembra inverosimile che gli amministratori di un paese con tanti problemi pensino a risolverli cambiando i fattori. Regola dell’addizione è che “cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia”. Qui abbiamo una aggiunta, da 4 si passa a 5, ma come un cane che si morde la coda, o il gioco delle tre carte, a noi sembra che questo polverone serva solo a distogliere l’attenzione dalle cose serie. E, non vorremmo che qualcuno avesse scambiato il Palazzo come l’ingresso di un hotel…

E va bene che il sindaco voglia completare il suo mandato con 5 assessori, è nella sua discrezionalità farlo e lo farà. Buon per lui che aspiri ad imbattersi in una nuova ‘testa luminosa’, il punto è che appare alquanto confusa ancora la via che dovrebbe condurlo al conseguimento di una squadra ottimale. Quella che ha avuto fin’oggi, fin dal primo giorno, non è mai stata un esempio di competenza. Non siamo curiosi sul nome che si aggiungerà alla Giunta, bensì su quello che potrebbe uscirne, volontariamente o con un sonoro calcio. Quindi, con occhio critico e realistico cerchiamo di guardare a ciò che sta accadendo nelle stanze di Palazzo Europa, dove si è solita riunirsi una stretta cerchia di fedelissimi, per gli incontri decisivi. Noi riteniamo che il quinto assessore dovrà avere soltanto un padrino o una madrina che sarà premiata solo se alzerà la voce. 

La riflessione di oggi, quindi, la rivolgiamo a colei che ha più possibilità di essere accompagnata all’uscio, perchè non ha padrini che la proteggano dopo essere stata cercata ed invitata a condividere più dolori che gioie. Ci stiamo riferendo all’assessore Sara La Rosa, che ad un anno dalla nomina sembra la più accreditata a lasciare l’incarico. Nessun dubbio nutriamo sulla competenza e professionalità della dottoressa La Rosa in ambito di marketing e promozione turistica, motivo per cui, ricordiamo, è stata fortemente voluta dal sindaco nella sua Giunta nel settembre 2018. 

Tra mille diffidenze di colleghi e membri del Consiglio comunale ha organizzato le manifestazioni natalizie, estive, autunnali; ha dato supporto in riunioni e commissioni; ha proposto il regolamento all’Osservatorio del turismo più volte richiesto da imprenditori e consiglieri di minoranza, regolamento già approvato nella commissione che si occupa della materia ed ormai pronto ad arrivare in consiglio; ha dato un determinante contributo per riavviare le procedure per rilasciare la certificazione De.Co. a quanti la richiedono per prodotti tipici e della tradizione locale.

La fermezza del suo carattere, indice di serietà,  non le ha impedito di portare una ventata di eleganza e signorilità in un’amministrazione più incline alla forza degli uomini. La politica sembra preferire donne e uomini con indole più malleabile, non è una questione di sesso ma di testa, di stile, c’è in alcuni il desiderio di agire solo per il bene del paese, e questo è un limite per altri. Se poi il pensiero lo rivoltiamo all’indietro per ricordarci chi c’era prima di lei al suo posto, “u pilu n’arrizza”.

Il messaggio che lanciamo al sindaco è quello di difendere le persone che ha voluto accanto a sè e che hanno lavorato in silenzio senza mai creare problemi e senza mai alzare la voce. Ampliare una Giunta non dovrebbe penalizzare nessuno. Ben venga un quinto assessore, che sia uomo o donna non cambia molto, purchè non sorga sulle ceneri di una persona per bene, che, per inciso, in qualche rara occasione abbiamo anche stigmatizzato.