L’On. Francesco Lo Sardo redattore de “Il Riscatto” – a cura di F. Sinagra BRISCA

Dagli studi universitari sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), la dr.ssa CINZIA CALANNA ripercorre alcuni temi fondanti di quegli scritti.
Le elezioni a Messina nel 1912-1913

Particolarmente dura e martellante fu la campagna per le elezioni amministrative del 1912. Il primo articolo uscito in aprile avvertiva come il governo di una sola persona, in una condizione disastrosa come a Messina, non poteva giovare alla città. Così, evidenziò il giornale, come nei governi dispotici finivano per governare i funzionari, sotto il regime del Regio Commissario avevano governato gli impiegati, svolgendo le mansioni di appaltatori. Dopo aver elencato alcuni compiti che il nuovo consiglio avrebbe
dovuto svolgere, primo fra tutti la riforma dell’ufficio tecnico, l’articolo concludeva: <>. Il giornale evidenziò che una città civile non poteva tollerare di stare in silenzio sul piano amministrativo e affermò che la dignità cittadina esigeva di uscire una buona volta dallo stato di tutela, perché non mancavano gli uomini per amministrarsi da sola. Vi fu anche una manifestazione cittadina che ebbe come risultato l’apertura di un “processetto” contro Lo Sardo e altri dirigenti socialisti che a detta del giornale <>; altra conseguenza fu la nomina di alcuni notabili che affiancassero il Commissario del governo della città.
Per iniziare un serio confronto politico, il giornale scrisse: <>. Il 25 gennaio 1913, per elezioni politiche, il giornale titolò”Riconquistiamo le libertà comunali” con un editoriale contro la mala signoria e contro il regime paterno e borbonico del Commissario, il cui mandato era stato prorogato di sei mesi. << Per noi in questo momento non dev’essere questione di nomi ma questione di principio>> scrisse Lo Sardo che aveva espresso il medesimo concetto in una lettera ai compagni di Naso nelle amministrative del 1902. Il comizio pubblico indetto dai socialisti fu proibito! Il partito sostenne la necessità di costruire un fronte col “blocco democratico”di Fulci, confermando la politica alleanzista praticata durante le politiche del 1909, perché per Messina era l’ora della cooperazione e dell’intesa per l’interesse pubblico.
Dopo aver partecipato a tre riunioni con gli altri partiti del “blocco”, i socialisti decisero di ritirarsi dall’alleanza elettorale perché il loro rappresentante, il Preside Piccolo, era stato escluso dalla lista. Dichiararono, titolando “liberi e soli”, che senza vincoli avrebbero potuto svolgere quel programma di bene inteso interesse cittadino che avevano annunziato e discusso in seno alla rappresentanza generale dei partiti.
Le elezioni furono vinte dai “destri” sindacalisti di Toscano e il partito accentuò la chiusura su se stesso insieme all’isolamento politico proprio alla vigilia delle elezioni di ottobre. I socialisti ripudiavano il “fulcismo per interposta persona” come culto della personalità e prassi politica di voler mettere tutti d’accordo, ma esaltavano Fulci e quindi il fulcismo con a capo direttamente Fulci, per il quale il giornale già nel 1912 aveva avanzato la candidatura a sindaco della città.
Passando all’attacco della destra, i socialisti scrissero che nella giunta comunale vi erano tre anime: una imbecille, una equivoca e una ingenua che riproducevano “fedelmente lo stato d’animo del consiglio comunale”. Lo Sardo rivendicò infine, a settembre del 1913, la scelta isolazionista << ma noi abbiamo scritta la più bella pagina dei fierezza e di dignità di partito>>. Fulci senza i socialisti non fu eletto e vinse la destra. Ai socialisti non restarono che le speranze per il domani e la coscienza di non perdere mai il coraggio e l’entusiasmo perché non sarebbe tardato il tempo in cui Messina avrebbe risposto “presente” alla gran voce del socialismo internazionale. La sezione socialista nel frattempo era stata sciolta e sarà presto ricostituita.
a cura di F. Sinagra BRISCA