Il mare color del vino a Castellammare del Golfo

In un tratto del golfo di Castellammare del Golfo fare il bagno è vietato da cinquant’anni. Le fogne sono un colabrodo e le aziende scaricano nel Nocella che sfocia nella baia. Tra olezzo, negligenza e speculazione edilizia. Una baia dove le onde rosse “color del vino” si infrangono sulle dune sabbiose piene di plastiche e rifiuti. Lo stesso litorale, tra Terrasini e Trappeto, nel Palermitano, che nel 1956 divenne il luogo simbolo del primo sciopero alla rovescia di Danilo Dolci. Oltre mille persone digiunarono per protestare contro la pesca di frodo che metteva in ginocchio i pescatori locali.
Adesso un cartello del comune di Trappeto accoglie turisti e bagnanti all’ingresso della spiaggia di San Cataldo: “Zona di interesse storico, naturalistico e archeologico”. Ma quel tratto di costa è inquinato da decenni. La prima ordinanza che vieta la balneazione risale agli anni Ottanta. Qui, il mare è rosso. L’odore che arriva sino alla battigia è veramente nauseabondo.
Nonostante le numerose battaglie ambientaliste, il problema non è mai stato risolto. Reti fognarie colabrodo, depuratori non a norma, oleifici e aziende vinicole che scaricano direttamente nel Nocella, quello che ormai è definitivo il “fiume nero”, che sfocia direttamente nella baia. A due passi dal villaggio turistico di Città del Mare.
L’enorme chiazza nera è visibile anche dal promontorio che ospita il residence con gli scivoli a picco sul mare, ed impedisce di fruire di uno dei tratti più caratteristici e belli dell’intera zona. «Non è giusto che la collettività non possa godere di questo splendido tratto di spiaggia che ha anche una storia archeologica alle spalle – commenta Francesco Loria, presidente dell’associazione “San Cataldo baia della legalità” – È impensabile che dopo cinquant’anni non si sia ancora riusciti a trovare una soluzione definitiva per la riqualificazione dell’intera area».
Qualche chilometro più ad ovest si trova la spiaggia di Balestrate, tra le più estese ti tutta la provincia di Palermo, dove in un tratto di mare è vietato fare il bagno per negligenza altrui e soprattutto di chi dovrebbe intervenire . Sei chilometri di costa in cui il litorale si interseca con il bosco demaniale. In pieno agosto è impossibile trovare un posto libero in uno dei sette lidi solitamente aperti al pubblico. Quest’anno, però, la crisi post lockdown si è fatta sentire colpendo duro anche da queste pari. Il lido “Le grotte” non ha aperto i battenti. La struttura, che la sera si trasformava in discoteca all’aperto e negli anni è diventata il simbolo della movida, ora cade a pezzi. In balia della salsedine, dell’acqua e del vento che, lentamente, stanno deteriorando lo stabilimento. Il pericolo è che qualcuno possa farsi male.
Così il Comune ha interdetto al pubblico quel tratto di spiaggia dorata tra le province di Palermo e Trapani.
«Abbiamo fatto tutte le segnalazioni del caso – spiega il sindaco di Balestrate Vito Rizzo – L’area non è di nostra competenza, ma del demanio. Per questo ci siamo limitati a transennare la zona con cartelli che indicano la pericolosità del tratto di spiaggia. Vedere questo posto ridotto così è una tristezza unica – dice la signora Mara Maddalosso – turista veneta che trascorre le vacanze estive in Sicilia da diverso tempo – Lo scorso anno ho portato qui anche i miei figli e i miei nipoti. E tutto era stupendo. Vedere la
spiaggia ridotta così è un vero peccato».
L’abusivismo che ha deturpato, tra gli anni Settanta e Novanta, chilometri di litorale. Una delle zone più sfregiate del territorio anche a causa di chi non ha mai vigilato in passato. La caserma dei carabinieri (ora dismessa) in cui nel 1976 si consumò la strage di Alcamo Marina, è l’unico rudere che oggi è abbandonato. Tutt’intorno tante villette a schiera eleganti, simbolo del benessere economico della zona.
Il sindaco di Alcamo, Domenico Surdi, vuole abbattere tutti gli immobili abusivi sul lungomare. Alcune case sono state sanate nel corso degli anni (12.000 le richieste totali pervenute al Comune), altre ostruiscono il letto di un fiume e il rischio idrogeologico è elevatissimo.
L’amministrazione comunale ha così ordinato lo sgombero immediato di cento abitazioni. Alcune delle quali sono state costruite in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta e non possono essere sanate da alcun condono edilizio. Ad Alcamo Marina non c’è la rete fognaria e spesso il mare diventa scuro per giorni. L’ultima volta qualche settimana fa.
«Pensiamo che queste macchie siano dovute a degli versamenti anomali e illegali – denuncia Massimo Fundarò, ex deputato dei Verdi che oggi collabora con un’associazione ambientalista – Tuttavia non abbiamo mai avuto una certificazione da parte dell’Arpa».
Abitazioni con vista mare e accessi in spiaggia privatizzati limitano i bagnanti. C’è pure chi ha dato vita ad una raccolta fondi da più di 800 euro per pagare l’accesso in spiaggia. «L’associazione zona Aleccia deve raccogliere la somma di 847,84 euro nel corso di questa estate per canone utilizzo sottopassaggio» si legge di un cartello fai da te affisso in un tunnel con sbocco sul mare. Anche qui il mare continua ad essere negato e sfregiato.