Giuseppe Di Bello l’ex carabiniere di Capo d’Orlando che ha trovato i resti del piccolo Gioele

Arriva una svolta nella drammatica vicenda del piccolo di quattro anni che non si trova da quindici giorni e della madre, Viviana Parisi, trovata morta l’8 agosto sotto un traliccio. Poco distante, a circa 700 metri, le tracce segnalate da uno dei volontari che oggi ha risposto all’appello del padre del bambino per partecipare alle ricerche. È un carabiniere in congedo. Giuseppe Di Bello, originario di Capo d’Orlando. Poco dopo le 12, ha lanciato l’allarme.
Il carabiniere Giuseppe Di Bello ha 55 anni. “L’ho trovato dove nessuno l’aveva cercato”, dice. “Ho spostato dei cespugli e i resti erano lì”. Di Bello è originario di Capo d’Orlando stamattina è arrivato con un amico, Francesco Radici che lo ha accompagnato nelle campagne di Caronia. Il luogo del ritrovamento è a circa un chilometro dall’autostrada Messina-Palermo, lì dove il 3 agosto Viviana ha avuto un incidente e poi ha scavalcato il guardrail, portando il bimbo in braccio.
Sulla montagna, è arrivato il procuratore di Patti Angelo Cavallo, accompagnato dagli investigatori della polizia e dal medico legale Elena Ventura Spagnolo. È stato trovato solo il busto di un bambino, ci sono anche alcuni resti ossei, gli animali potrebbero aver fatto scempio del corpo. E si fa strada sempre più l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. La madre, in preda a un forte disagio psichico negli ultimi tempi, avrebbe ucciso il figlio. E poi si sarebbe suicidata, lanciandosi dal traliccio. Una ipotesi questa sempre esclusa dal marito di Viviana e della sua famiglia.
I resti presumibilmente del piccolo Gioele ritrovati nelle campagne di Caronia, il tronco a circa 400 metri dal traliccio dove è stato trovato il corpo della madre Viviana Parisi, e la testa molto distante, sarebbero stati trascinati lì “o da maiali o da cani”. E’ quanto spiegano all’Adnkronos fonti investigative che sono sul luogo del ritrovamento. Da circa tre ore il procuratore capo Angelo Vittorio Cavallo e il medico legale Elvira Spagnolo sono sul posto per repertare i resti trovati. A questo punto, l’ipotesi più accreditata per gli inquirenti è quella che il bambino sia stato trascinato, non si sa se vivo o morto, sino al luogo in cui è stato trovato dal carabiniere in congedo Giuseppe Di Bello.
“E’ stato un dono di Dio”. Così Giuseppe Di Bello, il carabiniere in congedo di 55 anni che ha ritrovato i resti umani di un bambino che “quasi certamente” è Gioele, risponde ai cronisti che gli chiedono come abbia fatto a trovare il corpo che da giorni si stava cercando. “L’ho trovato dove gli altri non lo hanno cercato”, ha aggiunto Di Bello, spiegando di aver fatto il ritrovamento alle 10.28 e che il corpicino era “straziato da animali selvatici”. “Era determinato a trovare quei poveri resti, munito di attrezzi. E’ partito presto per questo e li ha trovati purtroppo. E’ una cosa angosciosa”: così Francesco Radici, l’amico del carabiniere in congedo, Giuseppe Di Bello, che ha segnalato la presenza di resti ossei tra i cespugli di una collina di Caronia, che per gli investigatori quasi certamente appartengono a Gioele Mondello, il bimbo sparito 16 giorni fa, in braccio alla madre Viviana Parisi, trovata cadavere l’8 agosto, sotto un traliccio. Il militare dell’Arma, di Capo d’Orlando, aveva risposto all’appello del padre del piccolo, che aveva chiesto aiuto per le ricerche, appello cui hanno risposto oltre cento persone che hanno setacciato la zona non lontana dal traliccio. I
due amici erano partiti insieme, poi si erano separati. Dopo la segnalazione dell’ex militare, sul posto si sono recati il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, gli uomini della Scientifica e il medico legale. “Hanno trovato qualcosa ma non sappiamo cosa. Siamo qui in attesa di capire”. A darne notizia intorno a mezzogiorno è stata Mariella Mondello, la zia del piccolo Gioele che si trova nella zona in cui è arrivato il procuratore di Patti. Con lei c’era anche il fratello, Daniele Mondello, il papà di Gioele, che non parla. È in auto in silenzio in attesa che non arrivi mai la ferale notizia che, purtroppo, giunge.