Rubrica 16. L’ On. F. Lo Sardo redattore de” Il Riscatto” – di F. Sinagra Brisca

Dagli studi della dr.ssa CINZIA CALANNA sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo ( 1871/ 1931), un estratto dai temi fondamentali degli scritti losardiani.
La Casa del Popolo e le due Messine

Prendeva corpo far i socialisti il progetto di una Casa del Popolo, costruita dagli stessi lavoratori, la prima in Sicilia. Francesco Lo Sardo, per illustrare il progetto, indirizzò un lungo messaggio ai lavoratori che si concludeva con un invito: << Lavoriamo tutti e con il nostro maggiore entusiasmo perché la Casa del Popolo, che sarà la casa del lavoro e della civiltà, sorga presto e sia degna della grandezza e della bellezza della fede nuova, che riscalda i nostri cuori e che seduce le nostre menti >>.
La posa della prima pietra avvenne il 1 maggio 1912 e, da allora, i lavoratori nei giorni festivi e spesso anche nei giorni feriali prima di recarsi al lavoro, dedicavano alcune ore gratuitamente per preparare il materiale indispensabile alla costruzione. Non sarebbe stata la casa di alcun privato né di alcuna cricca ma, semplicemente e solamente la casa che avrebbe dovuto accogliere sotto le sue volte protettrici tutti i lavoratori di Messina. Il giornale pubblicò anche gli scopi della casa, fra i quali acquistare e rivendere generi alimentari, oggetti di uso personale e domestico, istituire casse di risparmio, di soccorso e di assicurazione, organizzare servizi di assistenza medica, ostetrica, farmaceutica ecc. Ed anche aprire biblioteche, sale di lettura e corsi di insegnamento; organizzare conferenze e rappresentazioni, riunioni, concerti e feste sociali.
Commovente la definizione che “Il Riscatto” diede della Vecchia Camera del Lavoro come “Madre dei lavoratori”. Rispondeva in alternativa Toscano dal giornale “Germinal” con calunnie.
Terminata dopo tre anni l’emergenza post-terremoto, e ancora oggi sito monumentale in città, gli sfollati erano rientrati in città dalle varie località dove erano stati accolti, e il bilancio dell’avanzamento mancato fu deludente davanti alla visione delle due Messine, quella sognata all’indomani del terremoto e quella invece “di cartapesta”che si presentava ai loro occhi. Con parole che suonavano come atto di accusa e di inappellabile condanna per la classe dirigente messinese e nazionale, Lo Sardo descrisse i meccanismi perversi che avevano portato all’abbandono di ogni forma di solidarietà e si erano invece prodigati a costruire sulle rovine la propria fortuna economica e politica.
Sotto gli occhi c’era un’altra Messina <<dove gli asini si consideravano dottori, coloro che avevano ereditato o trovato dei beni si ritenevano uomini superiori; altri trovarono fortuna con la simonia perciò il dirigente
socialista denunciò il cinismo sulla “resurrezione“ di Messina e l’inconsistenza dei partiti che giudicò veri “comitati di affari”. In un editoriale scrisse:<<Questa terra di morti è rimasta campo di vita solo per i
funzionari che vogliono fare carriera ed arrotondare stipendi e che godono i favori di papà Giolitti>> e concludeva confessando di voler abbandonare quell’ambiente di degradazione morale e rinnovava il principio del “liberi e soli” nelle prossime elezioni politiche.
“Il Riscatto” condusse una sistematica campagna di propaganda e di opposizione alla guerra libica esaltando l’antimilitarismo socialista, condusse inoltre un’analisi moderna e convincente sostenendo che dove vi era militarismo non poteva esserci che guerra. Furono accuse agghiaccianti quelle rivolte ai borghesi che, accettando la guerra << avevano portato i figli del popolo d’Italia ad uccidere e a farsi uccidere, violando, così, il sacro diritto alla vita e glorificando il diritto alla strage; in nome degli interessi personali avevano affermato che si poteva e si doveva andare ad uccidere uomini, donne e ragazzini>>. I ragazzi non cercavano più i soliti svaghi di abilità, ma giocavano a fare la guerra, a pugni o a pietrate, con doghe di canna o con fucili di legno. Per finanziare la guerra, a Messina fu bloccata la costruzione di 32 palazzine della Real Marina. Nel ’19 il giornale saluterà la fine della guerra titolando”Viva la pace”.