L’On. Francesco Lo Sardo Direttore de “Il Riscatto” -Rubrica a cura di Franca Sinagra Brisca

Dagli studi sull’attività giornalistica dell’On. Francesco Lo Sardo (maggio 22 – 1871/ 30 1931), la dr.ssa CINZIA CALANNA espone in sintesi alcuni temi fondanti di quegli scritti.
Contro la pena di morte
Grandiosa fu la mobilitazione internazionale per salvare dalla sedia elettrica due italo-americani socialisti condannati a morte con l’accusa di omicidio. La vicenda era iniziata a Lawrence, Massachussetts, nella primavera del 1912, quando decine di migliaia di tessitori erano scesi in agitazione perché i datori di lavoro non avevano applicato correttamente la legge che limitava a 54 ore settimanali il lavoro delle donne e dei fanciulli. “Il Riscatto” riporta che italiani, polacchi, russi, lituani, si erano uniti sottolineando la solidarietà di classe con queste parole: << I miti lavoratori, ritenuti dai padroni come gente utile soltanto a tessere stoffe senza fine e senza emettere lamenti, i lavoratori, i quali nessuno avrebbe mai creduto che potessero agire d’accordo a causa di differenza di lingua, di razza, di religione, si unirono una buona volta e stando compatti, domandarono più pane e più diritti >>.
Il giornale ricostruisce i fatti scrivendo che i datori di lavoro si unirono in sinistra congiura ed assoldarono dei teppisti contro gli scioperanti, mentre il governatore dello Stato, mandò gli agenti, “centinaia di assassini in uniforme”, della milizia statale. Seguirono violenze, arresti, disordini, processi con dure condanne.
Durante i disordini aveva trovato la morte un’operaia italiana, Anna Lo Pizzo, e dopo qualche giorno dalla proclamazione dello stato di assedio furono arrestati come responsabili dell’omicidio gli operai italiani Ettore e Giovannitti, tradotti a processo e condannati a morte esemplare. Ovunque nel mondo si organizzarono manifestazioni di protesta, mentre il Comitato di agitazione di New York lanciò al “proletariato internazionale” un manifesto che venne affisso anche sui muri di Messina. Il giornale newyorchese informò, altresì, che i due italo-americani si erano recati dal colonnello comandante della piazza, perché accordasse il permesso per un funerale pubblico; la stessa notte vennero arrestati e il giudice negò pure la libertà su cauzione. La stampa americana censurò la barbarie dello Stato del Massachussets, dichiarando che le leggi di quello Stato erano peggiori di quelle russe. Il 30 settembre i due processati mandarono al giornale “Il proletario” una lunga e coraggiosa lettera affermando: <<Quando riceverete questa lettera, noi saremo già davanti ai giudici per rispondere di persona non già del delitto di cui ci si accusa, ma dell’attività nostra e di voi tutti per la causa sublime dell’emancipazione proletaria >>.
Durante il processo a Messina si succedevano le manifestazioni indette dalla sezione socialista e dalla Camera del Lavoro e “Il Riscatto” scriveva: << La giustizia borghese delle 33 stelle americane si appresta a giustiziare i compagni Ettore e Giovannitti. Il proletariato di Messina li ricorda e manifesta la sua simpatia alle vittime della santa causa del proletariato internazionale >>. Non ci fu bisogno dello sciopero generale previsto perché in conseguenza del movimento internazionale d’opinione venutosi a formare, i due imputati furono assolti e il giornale scrisse che: << la giuria borghese aveva avuto paura di condannare l’ideale e, così, assolse i due italo-americani che ritornarono tra i lavoratori >>. Nel 1927 invece, per i nostri connazionali Nic Sacco e Bart Vanzetti, anarchici provatamente innocenti ma anche loro scioperanti per i diritti dei lavoratori, fu eseguita la pena di morte; la loro storia è raccontata anche nel film del regista Montaldo coi loro nomi per titolo.
Franca Sinagra BRISCA