Coronavirus Sicilia, i pediatri: “Vogliamo più soldi o non vacciniamo i bambini”

Il sindacato Fimp ha risposto alla Regione che con un decreto ha chiesto agli specialisti di aprire i propri studi per i vaccini contro l’influenza. “Non siamo medici di famiglia, per collaborare dobbiamo stipulare un accordo: “Vogliamo più soldi o non vacciniamo i bambini”
Nell’anno del Covid, con la scuola che parte tra mille incognite, i pediatri siciliani mettono nero su bianco che senza un accordo “normativo ed economico” non vaccineranno i bambini contro l’influenza. Il sindacato Fimp, che rappresenta l’85 per cento dei pediatri di libera scelta siciliani, ha inviato una lettera all’assessore alla Sanità Ruggero Razza per comunicare la decisione di “rifiutate il coinvolgimento dei pediatri” previsto dall’articolo 3 del decreto regionale appena pubblicato. Un provvedimento che per spingere la campagna anti-influenzale, chiedeva agli specialisti di somministrare le dosi ai propri pazienti pena, almeno così l’ha letta la Fimp, l’avvio di “verifiche ispettive” negli studi professionali.
Per aprire gli studi i pediatri chiedono un tavolo di confronto al quale sedere per trattare le condizioni, come previsto “dall’accordo collettivo nazionale”. Agli specialisti non sta bene di essere accomunati ai medici di famiglia che incassano 6,16 euro per ogni paziente vaccinato.
“Lo specialista in pediatria, è del tutto evidente, svolge la sua attività professionale in condizioni e in situazioni del tutto diverse” scrive a Razza il presidenze Giuseppe Vella che chiede la firma di un accordo “che tenga conto delle peculiarità organizzative e assistenziali, da sempre presenti, ma
fortemente accentuate dal contingente momento di emergenza Covid, e che riguardano la conduzione logistica dei propri studi professionali. Se si vuole davvero ampliare la platea dei vaccinati in età pediatrica, sarà di certo necessario prevedere l’apertura dello studio anche in orari extra-convenzione, con conseguente aggravio dei costi del personale, dei consumi e della gestione generale”.
Vella chiede anche l’accesso all’anagrafe vaccinale: “col conseguente alleggerimento delle gravose incombenze burocratiche”. Se i pediatri non saranno convocati per aprire una trattativa, parteciperanno alla campagna vaccinale antinfluenzale solo “con una convinta opera di sensibilizzazione delle famiglie e con una attenta promozione della vaccinazione”. Per le famiglie la strada è sempre più difficile.