Orgogliosi di ricevere e pubblicare a firma dello scrittore-giornalista Giuseppe Sicari “due noterelle in margine all’emancipazione femminile a Capo d’Orlando”

Caro direttore Galipò, ti sarò grato se vorrai ospitare alcune mie considerazioni in merito al Premio “Mondo Donna 2020”. Complimenti, innanzi tutto, a Salvatore Monastra, ideatore della manifestazione, per le ottime scelte operate e per la brillante conduzione della serata. Ho molto apprezzato, in particolare i riconoscimenti assegnati a:
Concetta Castilletti, virologa dello Spallanzani e leader del team che ha isolato il virus del Covid-19;
Ida Carmina, sindaco di Porto Empedocle e sostenitrice dell’accoglienza;
Giovanna Botteri, attuale corrispondente RAI da Pechino;
Nella Natoli, attrice e regista, anche per la lettura di alcune poesie del nostro Basilio Reale;
Gabriella Lanza, scalatrice dell’Annapurna; e, dulcis in fundo, benissimo il Premio speciale intitolato al compianto Sergio Granata e assegnato a Giuseppina Paterniti, direttore emerito del TG3 e oggi responsabile dell’offerta informativa della RAI.

Desidero, però, complimentarmi soprattutto con tutte le Donne di Capo d’Orlando che, partendo da posizioni svantaggiate, hanno saputo portarsi ai vertici della nostra società occupando posizioni di assoluto rilievo nelle arti, nelle professioni, nella politica: imprenditrici, magistrate, dottoresse, avvocate, parlamentari e amministratrici pubbliche.
La situazione era ben diversa fino agli anni del secondo Dopoguerra, quando le diplomate di Capo d’Orlando si contavano sulle dita delle due mani, le laureate erano da venire e le analfabete non poche.
Ancora negli anni ’40 avevamo cinque-sei maestre: Damiano Reitano, Martino, Morello, Pollicina, Micale, Siciliano. Negli anni successivi sarebbero arrivate le sorelle Pizzino, la D’amico Cuffari, la Cuva.
A questo manipolo di donne in carriera bisognava aggiungere le due ostetriche, Sara Lipari e… (la suocera di Totò Piccolo), la signorina Germanotta (ritoccatrice presso lo studio fotografico Caruso, le sorelle Reale (rivendita di giornali), le signorine Rogasi titolari di una merceria in Piazza Matteotti, e alcune signore che si affacciavano al bancone del negozio di famiglia, come la moglie di Natale Messina, come Lucia Paparoni, come Ina Giuffrè, e poche altre. C’erano poi le sartine, le ricamatrici, le camiciaie e quelle che si dedicavano all’allevamento del baco da seta oppure alla salagione del pesce, ma soprattutto le centinaia di ragazze che per otto, dieci ore al giorno lavoravano nei cosiddetti filatori dove si svolgevano le attività agrumarie, le incartatrici e le cernitrici: tutto un mondo di formichine dal quale è nato il successo del “modello Capo d’Orlando”. G. Sicari